Il Cavaliere appare alle 18 e
20 tra i marmi del salone delle Colonne, la sala congressi in
piazza di Pietra. Scenografia essenziale: un piccolo palco e alle
spalle lo schermo che rilancia il nuovo simbolo del nuovo partito,
una striscia tricolore in campo azzurro e la scritta "Il popolo
della Libertà". Ma, chiarisce subito il Cavaliere, abito grigio,
camicia azzurra e fitta capigliatura color mogano, "potrebbe anche
chiamarsi il Partito della Libertà, tutti insieme per dare slancio
alle tantissime energie di questo paese che esprimono fede nella
democrazia, nei valori cristiani, nella possibilità di coniugare
il libero mercato e la solidarietà e il diritto di ogni singolo
cittadino di camminare sicuro lungo la propria strada".
Se è ancora presto per capire come andrà a finire, una cosa è
certa: in 72 ore Silvio Berlusconi da pugile suonato e sconfitto
ha lasciato le corde e si è ripreso il ring. Ha ripreso la scena,
come protagonista. Se quello di domenica sera in piazza San Babila
a Milano è stato il Silvio-di-piazza a parlare, quello che dà
fiato alla pancia e all'istinto, stasera in piazza di Pietra,
nella sala delle Colonne, arriva la comunicazione ufficiale. Tutta
la Cdl è ferma e aspetta questo momento, per decidere cosa fare,
dove andare, come muoversi. Tutto lo stato maggiore di Forza
Italia è seduto qui in prima fila, il vecchio e il nuovo di
quattordici anni di storia politica, quote rosa comprese: Lino
Jannuzzi, Fabrizio Cicchitto, Renato Schifani e poi Lara Ravetto,
Mara Carfagna e Michele Brambilla. Bondi, il numero 2, ha
preferito sedersi in quarta fila, un po' defilato.
Berlusconi sembra tranquillo, lucido. Davanti ha una platea
affollata e selezionata, quelle delle grandissime occasioni.
Fuori, in piazza, tra maxi schermo e palloncini azzurri, una folla
di signore e signori eleganti che mormorano: "Ecco, è tornato
Silvio, lancia il nuovo partito". Con altrettanta lucidità il
Cavaliere mette in fila le poche cose chiare finora: sì alla
riforma elettorale con questo governo, una riforma che andrà in
senso proporzionale con sbarramento per evitare i frazionamenti,
requiem del bipolarismo, no alle altre riforme. E per quello che
riguarda i rapporti con gli altri "apertura al dialogo" ma con le
mani assolutamente libere.
La spiegazione di quello che sta succedendo sta in poche parole:
"Quando parla il popolo, la politica deve sapere ascoltare perché
spesso gli elettori sono più avanti degli eletti. In ossequio a
questo principio sono sceso in politica nel 1994. Venerdì, sabato
e domenica si è svolta la più grande mobilitazione della storia
dell'Italia repubblicana, otto milioni di firme a cui si
aggiungono gli altri due milioni raccolti dalle associazioni, i
Circoli del Buon Governo e della Libertà per tornare a votare".
Significa che Marcello Dell'Utri e Michela Brambilla sono già
dentro, nella stessa barca. MVB è entrata con lui - unica - e
siede in prima fila, alla destra del padre. Ci sono dettagli che
fanno la differenza. Sedere in prima fila è uno di questi. Un
altro è sicuramente convocare la conferenza stampa per annunciare
la fine della Cdl e annunciare la nascita del nuovo partito nello
stesso luogo dove Veltroni ha celebrato la vittoria sua personale
e del Pd il giorno delle primarie.
Il Cavaliere parla in prima persona: "Questa mia iniziativa nasce
per spazzare via giochi e giochetti. Per il resto non è contro
nessuno e anzi lascia le porte aperte e spalancate per tutti". Per
la legge elettorale, prima di tutto: "Ci avviamo al dialogo con
tutti, con gli alleati (non li chiama ex ndr) e con l'altra
parte politica per una nuova legge elettorale, un proporzionale
puro con sbarramento che evita il frazionismo (piccolo
lapsus, voleva dire frazionamento ndr) della politica in
tanti piccoli partiti". "Sono pronto - dice il Cavaliere - ad
incontrare Veltroni subito". Solo per cambiare la legge elettorale
però, sia chiaro: "Per le altre riforme (quelle costituzionali,
già in votazione alla Camera, ndr) aspettiamo un nuovo
governo". Il manifesto del partito è "chiaro e preciso". Il metodo
per farlo è quello delle primarie: "Per quello che riguarda il
vertice, io metto a disposizione la mia personalità". Gira una
data per la Costituente, il 2 dicembre, anniversario "della grande
manifestazione dell'anno scorso".
Il bipolarismo "è finito" ammette il Cavaliere, "in questo paese
non è ancora possibile, troppi i piccoli partiti". Per dichiararlo
- è un'affermazione importante per uno che vuol spazzare via
giochi e giochetti - Berlusconi si è consultato anche con Giuliano
Ferrara: "Mi scuso con l'interessato se rivelo qualcosa di
personale... Abbiamo avuto una lunga telefonata. E abbiamo capito
che è così".
Fatta l'agenda del nuovo partito, Berlusconi affronta il tema
alleati. Non nomina mai né Fini né Casini, non li definisce
neppure ex, e taglia corto: "Non rispondo alle piccole polemiche
del momento e occasionali. Né degli alleati né dei competitors.
Noi dobbiamo guardare a ciò che pensa la gente che chiede un
partito unito dei liberali. Spero anche che chi non la pensa così
possa presto cambiare idea". Mani libere, appunto. Per Bossi
invece, Berlusconi ha parole diverse, sicuramente più gentili: "Ho
parlato a lungo con lui per telefono, due volte, ieri sera e oggi
a colazione. La Lega è un partito molto particolare, con un forte
radicamento nel territorio e possiamo avere con loro un rapporto
da alleati".
Dalla spallata al governo ("non ho mai pensato di dare la spallata
al governo, ho sempre parlato di implosione e secondo me c'è
stata, come confermano le parole di Dini e Bordon"), al knock
out alla Cdl e a Forza Italia, il passo è compiuto.
Il Cavaliere esce in piazza. E la piazza è tutta per lui che
ricambia con il solito show. Un giro in piazza di Pietra, tocca
mani e braccia, dispensa sorrisi. Sceglie di andare a piedi a
palazzo Grazioli, blocca il traffico, infila la testa in un taxi
per chiedere scusa al tassista. Vorrebbe invitare i presenti per
un aperitivo, "ma siete troppi". Passa davanti al commissariato di
piazza del Collegio Romano e si fa fotografare tra due agenti.
Dietro restano i suoi. Cicchitto, Schifani,
anche loro "parrucconi della politica, mestieranti che non hanno
più alcuna sintonia con la gente"? Schifani non considera il suo
posto "in pericolo": "Vedremo, io comunque sono a disposizione"
sorride il presidente del Senato che, fa notare, "vista la mia
capigliatura (è molto in piazza ndr) non posso certo essere
definito un parruccone". Cicchitto, il numero 3 di Fi, mostra un
sorriso di circostanza e si limita a dire: "Ha fatto una mossa
geniale". Iole Santelli, durante la conferenza stampa in seconda
fila con Elisabetta Gardini, sorride. Commenti positivi: "Solo lui
sa essere così in sintonia con la gente"; "ha proprio
improvvisato, pensa che neppure Marinella (la fida segretaria del
Cavaliere ndr) sapeva cosa sarebbe successo in piazza San
Babila...". Il "capo" però se n'è andato via senza neppure
salutarli. E nella sala resta solo Michela Brambilla, rossa e
sorridente, a dichiarare a raffica a microfoni e telecamere. "Il
mio ruolo nel futuro partito? Come sempre farò l'ape operaia...".