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Repubblica Italiana

 

 

 

Silvio Berlusconi

 
 
Luogo di nascita:  Milano

Data di nascita:  29 settembre 1936

Titolo di studio:Laurea in giurisprudenza; laurea  in ingegneria gestionale

 

 
 
 
"Fare politica significa realizzare cose concrete"
 
"Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare. Mai come in questo momento l'Italia ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato".
 
Silvio Berlusconi, "Per il mio Paese"
26 gennaio 1994

 

 

ROMA19 novembre 2007

 
Berlusconi presenta il suo nuovo partito
 
 
"Aperti al dialogo sulla legge elettorale"
 

 Il Cavaliere appare alle 18 e 20 tra i marmi del salone delle Colonne, la sala congressi in piazza di Pietra. Scenografia essenziale: un piccolo palco e alle spalle lo schermo che rilancia il nuovo simbolo del nuovo partito, una striscia tricolore in campo azzurro e la scritta "Il popolo della Libertà". Ma, chiarisce subito il Cavaliere, abito grigio, camicia azzurra e fitta capigliatura color mogano, "potrebbe anche chiamarsi il Partito della Libertà, tutti insieme per dare slancio alle tantissime energie di questo paese che esprimono fede nella democrazia, nei valori cristiani, nella possibilità di coniugare il libero mercato e la solidarietà e il diritto di ogni singolo cittadino di camminare sicuro lungo la propria strada".

Se è ancora presto per capire come andrà a finire, una cosa è certa: in 72 ore Silvio Berlusconi da pugile suonato e sconfitto ha lasciato le corde e si è ripreso il ring. Ha ripreso la scena, come protagonista. Se quello di domenica sera in piazza San Babila a Milano è stato il Silvio-di-piazza a parlare, quello che dà fiato alla pancia e all'istinto, stasera in piazza di Pietra, nella sala delle Colonne, arriva la comunicazione ufficiale. Tutta la Cdl è ferma e aspetta questo momento, per decidere cosa fare, dove andare, come muoversi. Tutto lo stato maggiore di Forza Italia è seduto qui in prima fila, il vecchio e il nuovo di quattordici anni di storia politica, quote rosa comprese: Lino Jannuzzi, Fabrizio Cicchitto, Renato Schifani e poi Lara Ravetto, Mara Carfagna e Michele Brambilla. Bondi, il numero 2, ha preferito sedersi in quarta fila, un po' defilato.


Berlusconi sembra tranquillo, lucido. Davanti ha una platea affollata e selezionata, quelle delle grandissime occasioni. Fuori, in piazza, tra maxi schermo e palloncini azzurri, una folla di signore e signori eleganti che mormorano: "Ecco, è tornato Silvio, lancia il nuovo partito". Con altrettanta lucidità il Cavaliere mette in fila le poche cose chiare finora: sì alla riforma elettorale con questo governo, una riforma che andrà in senso proporzionale con sbarramento per evitare i frazionamenti, requiem del bipolarismo, no alle altre riforme. E per quello che riguarda i rapporti con gli altri "apertura al dialogo" ma con le mani assolutamente libere.

La spiegazione di quello che sta succedendo sta in poche parole: "Quando parla il popolo, la politica deve sapere ascoltare perché spesso gli elettori sono più avanti degli eletti. In ossequio a questo principio sono sceso in politica nel 1994. Venerdì, sabato e domenica si è svolta la più grande mobilitazione della storia dell'Italia repubblicana, otto milioni di firme a cui si aggiungono gli altri due milioni raccolti dalle associazioni, i Circoli del Buon Governo e della Libertà per tornare a votare".

Significa che Marcello Dell'Utri e Michela Brambilla sono già dentro, nella stessa barca. MVB è entrata con lui - unica - e siede in prima fila, alla destra del padre. Ci sono dettagli che fanno la differenza. Sedere in prima fila è uno di questi. Un altro è sicuramente convocare la conferenza stampa per annunciare la fine della Cdl e annunciare la nascita del nuovo partito nello stesso luogo dove Veltroni ha celebrato la vittoria sua personale e del Pd il giorno delle primarie.

Il Cavaliere parla in prima persona: "Questa mia iniziativa nasce per spazzare via giochi e giochetti. Per il resto non è contro nessuno e anzi lascia le porte aperte e spalancate per tutti". Per la legge elettorale, prima di tutto: "Ci avviamo al dialogo con tutti, con gli alleati (non li chiama ex ndr) e con l'altra parte politica per una nuova legge elettorale, un proporzionale puro con sbarramento che evita il frazionismo (piccolo lapsus, voleva dire frazionamento ndr) della politica in tanti piccoli partiti". "Sono pronto - dice il Cavaliere - ad incontrare Veltroni subito". Solo per cambiare la legge elettorale però, sia chiaro: "Per le altre riforme (quelle costituzionali, già in votazione alla Camera, ndr) aspettiamo un nuovo governo". Il manifesto del partito è "chiaro e preciso". Il metodo per farlo è quello delle primarie: "Per quello che riguarda il vertice, io metto a disposizione la mia personalità". Gira una data per la Costituente, il 2 dicembre, anniversario "della grande manifestazione dell'anno scorso".

Il bipolarismo "è finito" ammette il Cavaliere, "in questo paese non è ancora possibile, troppi i piccoli partiti". Per dichiararlo - è un'affermazione importante per uno che vuol spazzare via giochi e giochetti - Berlusconi si è consultato anche con Giuliano Ferrara: "Mi scuso con l'interessato se rivelo qualcosa di personale... Abbiamo avuto una lunga telefonata. E abbiamo capito che è così".

Fatta l'agenda del nuovo partito, Berlusconi affronta il tema alleati. Non nomina mai né Fini né Casini, non li definisce neppure ex, e taglia corto: "Non rispondo alle piccole polemiche del momento e occasionali. Né degli alleati né dei competitors. Noi dobbiamo guardare a ciò che pensa la gente che chiede un partito unito dei liberali. Spero anche che chi non la pensa così possa presto cambiare idea". Mani libere, appunto. Per Bossi invece, Berlusconi ha parole diverse, sicuramente più gentili: "Ho parlato a lungo con lui per telefono, due volte, ieri sera e oggi a colazione. La Lega è un partito molto particolare, con un forte radicamento nel territorio e possiamo avere con loro un rapporto da alleati".

Dalla spallata al governo ("non ho mai pensato di dare la spallata al governo, ho sempre parlato di implosione e secondo me c'è stata, come confermano le parole di Dini e Bordon"), al knock out alla Cdl e a Forza Italia, il passo è compiuto.

Il Cavaliere esce in piazza. E la piazza è tutta per lui che ricambia con il solito show. Un giro in piazza di Pietra, tocca mani e braccia, dispensa sorrisi. Sceglie di andare a piedi a palazzo Grazioli, blocca il traffico, infila la testa in un taxi per chiedere scusa al tassista. Vorrebbe invitare i presenti per un aperitivo, "ma siete troppi". Passa davanti al commissariato di piazza del Collegio Romano e si fa fotografare tra due agenti.

Dietro restano i suoi. Cicchitto, Schifani, anche loro "parrucconi della politica, mestieranti che non hanno più alcuna sintonia con la gente"? Schifani non considera il suo posto "in pericolo": "Vedremo, io comunque sono a disposizione" sorride il presidente del Senato che, fa notare, "vista la mia capigliatura (è molto in piazza ndr) non posso certo essere definito un parruccone". Cicchitto, il numero 3 di Fi, mostra un sorriso di circostanza e si limita a dire: "Ha fatto una mossa geniale". Iole Santelli, durante la conferenza stampa in seconda fila con Elisabetta Gardini, sorride. Commenti positivi: "Solo lui sa essere così in sintonia con la gente"; "ha proprio improvvisato, pensa che neppure Marinella (la fida segretaria del Cavaliere ndr) sapeva cosa sarebbe successo in piazza San Babila...". Il "capo" però se n'è andato via senza neppure salutarli. E nella sala resta solo Michela Brambilla, rossa e sorridente, a dichiarare a raffica a microfoni e telecamere. "Il mio ruolo nel futuro partito? Come sempre farò l'ape operaia...".