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L'ITALIA
NEL MONDO CHE CAMBIA
I grandi cambiamenti demografici, migratori, tecnologici, economici,
energetici, climatici e strategici, che hanno segnato il passaggio di
secolo, hanno mutato in pochi anni il volto del pianeta.
La globalizzazione mostra tutta la sua ambivalenza: migliorano le
condizioni di vita e di reddito di milioni di uomini, che per la prima
volta hanno accesso allo sviluppo, ma le disuguaglianze tendono ad
accentuarsi, mentre le turbolenze dei mercati finanziari ripropongono
rischi di recessione e sollecitano una nuova regolazione. Il recente
protagonismo della Russia, il riemergere della Cina, l’affacciarsi
dell’India e di nuovi Paesi leader continentali stanno disegnando un mondo
inevitabilmente multipolare e assai meno eurocentrico. Le minacce alla
sicurezza internazionale sono cresciute, assumendo le forme nuove e più
insidiose del conflitto etnico e religioso.
In un contesto in rapida evoluzione e contraddistinto da elevata
instabilità, l'Italia deve ribadire la scelta di un metodo multilaterale e
di una presenza attiva negli organismi internazionali. In questo quadro,
l'Italia deve poter disporre di uno strumento militare che le consenta, in
coerenza con il mandato fissato nell'articolo 11 della Costituzione, di
assicurare un'adeguata difesa del territorio nazionale; di svolgere da
protagonista il ruolo che le compete nelle alleanze internazionali; di
condividere le responsabilità nel governo delle crisi e per la difesa
della pace e della stabilità internazionale. La lotta al terrorismo resta
un'esigenza essenziale, da affrontare tramite le missioni internazionali
di cui siamo parte e attraverso i nuovi strumenti europei di cooperazione
fra polizie e servizi di intelligence. L’Italia deve confermare il suo
impegno nella missione in Afghanistan, decisiva per vincere la guerra al
terrorismo jihadista e nella riflessione strategica sul Medio Oriente e
sulle crisi dell’area, tragicamente aggravate dall'errore compiuto
dall'Amministrazione Bush con la guerra in Irak. Contemporaneamente, deve
affermare la necessità di un'iniziativa che fermi la corsa al riarmo
convenzionale e nucleare che segna questo tempo. Lavoreremo perciò ad un
Mediterraneo e ad un Medio Oriente de-nuclearizzato e parteciperemo agli
sforzi internazionali per fermare il rischio nucleare iraniano e per
assicurare la sicurezza ai Paesi dell’area.
Il PD lavora per rilanciare il processo di integrazione politica
dell’Europa e crede nell’Europa massima possibile, non in quella minima
indispensabile, nell’Europa come risposta a chi crede che la
globalizzazione sia ingovernabile. Dopo una sollecita ratifica del
trattato di Lisbona, le nostre priorità saranno una solida politica di
sicurezza comune, una politica dell’energia coerente con la strategia del
20/20/20 e con una rappresentanza unitaria sui mercati esterni, una
politica della ricerca e delle reti europee da finanziarsi anche mediante
l’emissione di euro-bond. Ci adopereremo per una cooperazione rafforzata
in materia di immigrazione e per un potenziamento delle politiche
economiche comuni promosse dall’Eurogruppo.
Per il PD, il Mediterraneo deve essere la porta sud dell’intera Unione
Europea e non di una sua parte. Il Mediterraneo ha oggi le caratteristiche
per diventare l’hub politico ed economico mondiale di questo secolo che
collega Europa e Nord Africa, Caspio e area del Golfo, a sua volta porta
per l’Asia, un hub per le merci e per l’energia ma anche per le migrazioni
e il dialogo religioso. E’ il bacino in cui il nostro Paese ha un naturale
interesse strategico e la sua stabilizzazione e valorizzazione deve essere
la dote peculiare che porteremo all’intero continente e al mondo. L’Italia
è forte e sicura quando esiste un circuito “euro-mediterraneo” di cui
siamo parte e perno.
Il PD è per il rafforzamento dell’amicizia e della collaborazione
nazionale e europea con gli Stati Uniti. Siamo favorevoli alla proposta di
costruire uno spazio comune transatlantico in campo economico oltre che
politico, che rafforzi il nucleo di base per il governo della
globalizzazione e della liberalizzazione e diminuisca il rischio di
crescenti protezionismi. Europa e USA assieme rendono tutto più facile e
possibile. La partnership atlantica è la base migliore per un nuovo
dialogo con il mondo arabo e islamico, per il governo delle crisi, per la
piena integrazione dei Balcani occidentali nel sistema europeo e per un
approccio positivo nei confronti delle nuove potenze emergenti e dei
rischi della proliferazione nucleare e del riarmo.
Il PD opera per il multilateralismo efficace, per il rafforzamento delle
istituzioni internazionali e per la loro riforma. Dopo il successo all’Onu
sulla moratoria delle esecuzioni capitali, l’Italia continua a promuovere
l’affermazione e il rispetto della legalità internazionale tramite la
Corte di Giustizia e il Tribunale Penale Internazionale e si batte contro
ogni forma di discriminazione e violenza nei confronti delle donne e per
la tutela dei diritti umani, anche mediante gli accordi condizionati di
cooperazione allo sviluppo. Il PD fa propri gli Obiettivi di Sviluppo del
Millennio dell'ONU come chiave ineludibile per promuovere pace, democrazia
e sviluppo nel continente africano e si impegna per una sollecita
approvazione della legge di riforma della cooperazione.
Il PD ritiene che sia prioritario fermare la corsa al riarmo e alla
proliferazione nucleare, anche seguendo la strada maestra di un
rafforzamento del regime internazionale di controllo degli armamenti e
elaborando nuove misure di fiducia e di disarmo su base regionale.
L’Italia intende far proprio, nel quadro di una governance europea e
mondiale, il tema centrale del “riscaldamento globale”, problema inedito e
motore nuovo di un cambiamento tecnologico, economico e sociale, che
inciderà sulla definizione dei futuri assetti del pianeta.
Il PD si prefigge l’obiettivo di far convergere su queste scelte le
principali forze politiche del Paese, per approdare finalmente ad una idea
condivisa di interesse nazionale italiano nelle scelte internazionali.
1 - PER LO SVILUPPO
DI QUALITA'
L'Italia punta alla riconquista di una posizione di primato nello sviluppo
di qualità: più mobilità sociale, più spazio al merito e ai talenti, e
meno chiusure corporative; più legalità e meno furbizia; più ricerca,
scienza, innovazione tecnologica e meno divisioni e steccati ideologici;
più fiducia nel futuro e in se stessi, meno paura del nuovo; più potere di
decisione alla democrazia e meno poteri di veto.
Esistono le risorse su cui far leva.
In Italia, due-tremila imprese di media dimensione (ciascuna delle quali è
al centro di una costellazione di decine, talvolta centinaia di imprese
più piccole) si sono ristrutturate, hanno tirato la cinghia, hanno
sofferto, hanno innovato prodotti e processi, si sono internazionalizzate;
e ora si sono riproposte da leader nell'economia globale. E’ merito loro
se nel 2007 le nostre esportazioni, in valore, sono tornate finalmente a
crescere. Quando si dice "imprese", si dice lavoratori e imprenditori,
insieme.
In Italia ci sono centinaia di migliaia di giovani e meno giovani che
fanno volontariato, per aiutare chi soffre.
In Italia, migliaia di giovani calabresi hanno sfidato la mafia: "ora
uccideteci tutti". E sono italiani quegli imprenditori - industriali,
commercianti, artigiani - che in Sicilia rifiutano di pagare il pizzo ed
espellono dalle loro associazioni chi continua a pagarlo.
In Italia ci sono stati recentemente tre milioni e mezzo di cittadini che
si sono messi in fila per far nascere il PD.
Le potenzialità dunque ci sono, e sono grandi, dal Nord dell'eccellenza
produttiva al Sud "naturale" piattaforma logistica nel Mediterraneo. Ma,
senza un progetto, sono destinate a rimanere tali.
2 - I QUATTRO PROBLEMI DEL PAESE
Lo sviluppo di qualità - l'Italia è la qualità, ciò che non potrà mai
essere delocalizzato o clonato - si può conseguire solo se la politica si
mostra consapevole e si fa compiutamente carico della gravità dei problemi
del Paese.
Un problema di efficienza economica, innanzitutto: le migliori analisi
comparative mostrano che è in primo luogo il deficit di legalità, di
innovazione e di ricerca a tenere basso il ritmo della crescita.
Un problema di disuguaglianza, pari opportunità e immobilità sociale: si è
bloccato l'ascensore sociale che consente ai giovani e alle giovani donne
più impegnate, intelligenti e preparate di salire quanto vorrebbero e
meriterebbero.
Un problema di libertà, intesa come la possibilità per ciascuno di
perseguire il proprio disegno di vita, compatibilmente con l'eguale
diritto altrui.
Infine, un problema di efficienza, credibilità - in una parola di qualità
- della democrazia e del sistema politico-istituzionale.
I Governi di centro-sinistra che hanno guidato l'Italia tra il '96 e il
2001 e tra il 2006 e il 2008, hanno creato - prima con la stabilizzazione
economico-finanziaria (Euro) e poi con il successo nella lotta
all'evasione fiscale e l'avvio di un migliore controllo della spesa
pubblica - le condizioni per il pieno dispiegarsi di una strategia
riformatrice che affronti questi quattro problemi strutturali.
2a - L'Efficienza economica e la qualità dello sviluppo
Il progetto del PD deve assumere l'aumento della ricchezza nazionale come
obiettivo principale. Non è un obiettivo confinato nella sfera economica:
l'aumento della produttività (del
lavoro e dei fattori) è frutto di una strategia
a 360 gradi, abbraccia la cultura, la qualità dell'ambiente e l'educazione
tanto quanto la riforma della Pubblica Amministrazione. E, senza crescita,
non c'è politica redistributiva che tenga[1].
2b - La disuguaglianza
Il progetto del PD deve cambiare profondamente qualità e quantità
dell'intervento pubblico, per renderlo capace di aiutare davvero i più
poveri ad uscire con le loro gambe dalla situazione di disagio in cui si
trovano; deve favorire il rapido innalzamento della partecipazione dei
giovani e delle donne - specie nel Sud - alle forze di
lavoro e deve chiamare di più il mercato a
risolvere problemi sociali e ambientali[2].
2c - Le libertà
La regolamentazione pubblica definisce lo spazio in cui tutte le libertà,
anche quelle private, sono rese possibili ed effettive. Anche per questo,
però, essa è chiamata a giustificare il perché di divieti, ostacoli,
strettoie che si frappongono fra la libertà individuale e l'effettivo
perseguimento del progetto di vita di ciascuno. Quali di queste
giustificazioni siano accettabili è questione che investe la politica, le
scelte collettive. Ma è giusto rimuovere quei vincoli - e sono tanti - la
cui giustificazione ormai non è più sostenibile[3].
2d - La qualità della democrazia
Il progetto del PD deve assumere la buona politica come architrave, sia
per il suo costante riferimento all'interesse generale, sia nel senso di
capacità di decidere e rappresentare (sistema elettorale, sistema
istituzionale, ecc), sia nel senso di capacità di auto riformarsi
eticamente e di assumere, fino in fondo, le sue responsabilità[4].
3 - IL PROGETTO: DIECI PILASTRI E
UN METODO
Il progetto del PD deve aggredire contemporaneamente i quattro problemi -
inefficienza, disuguaglianza, libertà e qualità della democrazia - se
vuole risultare credibile ed efficace[5].
Deve poggiare su questi dieci pilastri:
1. La sicurezza, prima di tutto. Severi contro il crimine e i criminali.
Più severi contro chi fa violenza ai bambini.
2. Lo sviluppo è intenso e duraturo solo se è "inclusivo". Nuove sicurezze
a fronte di nuove instabilità.
3. Una forte iniezione di concorrenza, innovazione e merito in tutti i
settori della nostra società. Premiare i migliori è il primo principio di
equità.
4. Uno Stato Sociale universalistico, fatto di nuovi ammortizzatori
sociali e servizi pubblici efficienti, che aiuti tutti a camminare con le
loro gambe. Educazione alla cittadinanza e sostegno al servizio volontario
civile e militare.
5. Un nuovo patto tra generazioni, imperniato sull'investimento in
conoscenza, ricerca, innovazione tecnologica. L'educazione è il principale
ascensore sociale.
6. Una spesa pubblica più efficiente, che sposti l'accento dalla
protezione di posizioni di rendita alla valorizzazione delle energie e
alla fornitura di servizi di qualità. Finanza pubblica stabile, grazie a
costante disciplina fiscale e a misure, anche straordinarie, di
abbattimento del debito.
7. Premere meno sui contribuenti leali - tutti, famiglie e imprese,
dipendenti ed autonomi - grazie al maggiore gettito assicurato dalla lotta
all'evasione fiscale. Dopo il successo ottenuto dal Governo Prodi, si può:
pagare meno, pagare tutti.
8. Diritto dell'economia che "liberi" le energie vitali del Paese. Più
legalità per produrre buona e forte crescita.
9. La piena integrazione del criterio della sostenibilità e della qualità
ambientale in tutte le politiche pubbliche. L'intervento diretto dello
Stato, attraverso meccanismi di premio, e non con nuovi enti/società, nel
settore dell'ambiente, sul quale costruire una nuova frontiera di
leadership tecnologico-industriale.
10. Una politica che decida e Pubbliche Amministrazioni che funzionino.
Nel rispetto del principio di sussidiarietà: Stato forte, nel suo core
business.
Per le relazioni con le forze economiche e sociali, si deve puntare ad una
radicale riforma del Patto del Luglio del '93. Quel modello aveva un
obiettivo unificante: la stabilizzazione economico-finanziaria. Risultò
decisivo per conseguirla, con l'Euro. Ora, serve un nuovo modello, con un
nuovo obiettivo: l'incremento della produttività totale dei fattori,
introducendo fortissime dosi di innovazione nel nostro sistema economico
ed aprendolo agli investimenti stranieri. Protagonisti della nuova fase di
concertazione - al pari dei sindacati dei lavoratori e di Confindustria -
devono essere le Associazioni rappresentative della piccola e piccolissima
impresa artigianale e commerciale, unitamente alle organizzazioni della
cooperazione e del no profit. In questo contesto, tutti devono "cambiare"
comportamenti e capacità di rappresentanza: la politica, certo. Ma anche
le forze sociali, per le quali diventa urgente (per renderle protagoniste
della contrattazione di secondo livello, dove si può agire sulla
produttività), una (auto)riforma delle regole della rappresentanza.
4 - DODICI AZIONI DI GOVERNO
1. FINANZA PUBBLICA: RIPRENDERE
IL CONTROLLO
a) Spendere meglio e meno
Nella prossima Legislatura, il banco di prova decisivo per il Governo del
PD è ben definito: riqualificare e ridurre la spesa pubblica, senza
ridurre - anzi, facendo gradualmente crescere, in rapporto al PIL - la
spesa sociale[6].
Il conseguimento di questo obiettivo - mezzo punto di PIL di spesa
corrente primaria in meno nel primo anno, un punto nel secondo e un punto
nel terzo - è condizione irrinunciabile per onorare l'impegno che
assumiamo con i contribuenti italiani, famiglie e imprese: restituire
loro, con riduzioni di aliquota e detrazioni, ogni euro di gettito
aggiuntivo, derivante da lotta all'evasione fiscale.
Procederemo con innovazioni legislative certo. Ma, soprattutto, con
attività di alta amministrazione.
1. Sistematica comparazione - anche a livello micro - delle performances
dei singoli uffici delle Pubbliche Amministrazioni, per assegnare a tutti
credibili obiettivi di convergenza verso quelle ottenute dai migliori.
Attività di sistematica Revisione della spesa (anche utilizzando
comparazioni internazionali) e completamento della riforma del Bilancio
per migliorare la responsabilizzazione dei politici e dei dirigenti.
2. Attivazione di efficaci meccanismi di valutazione per tutta la Pubblica
Amministrazione (alla quale si deve accedere solo per concorso), a
cominciare dai dirigenti. Deve presiedervi un'apposita Agenzia Nazionale,
anche al fine di aggiornare costantemente le metodologie. I cittadini
devono inoltre essere chiamati a valutare i servizi ricevuti, a fornire
indicazioni per il loro miglioramento e a poter operare per realizzarlo.
3. Rigoroso rispetto delle scadenze per il rinnovo dei contratti di
lavoro e riforma del modello di politica
retributiva nelle Pubbliche Amministrazioni, riconducendo lo spazio della
contrattazione integrativa alla corresponsione di premi di produttività
vincolati al raggiungimento di obiettivi trasparenti e monitorabili
dall'esterno, riferiti agli uffici e non ai singoli dipendenti.
Remunerazione dei dirigenti robustamente condizionata al conseguimento di
risultati predeterminati.
4. Rimpiazzo parziale e selettivo (50%) del turnover, ricorrendo alla
mobilità.
5. Abolizione dello spoils system e graduale superamento degli automatismi
retributivi e di carriera.
6. Estensione a tutto il settore pubblico delle migliori esperienze di
centralizzazione nell'acquisto di beni e servizi.
7. Compiuta informatizzazione delle Pubbliche Amministrazioni e
unificazione degli uffici periferici dello Stato centrale in ognuno dei
capoluoghi di Provincia.
8. Riduzione al 50% delle società e degli Enti partecipati dallo Stato
centrale e dal sistema delle Autonomie.
9. Eliminazione, entro un anno, di tutti gli Ambiti Territoriali Ottimali,
settoriali e non, attribuendo le loro competenze alle Province.
Eliminazione delle Province là dove (dieci milioni di abitanti) si
costituiscono le Città Metropolitane.
10. Incentivazione dei processi di Unione (fino alla fusione) dei comuni
piccolissimi, salvaguardando le specifiche identità politico-culturali.
b) Valorizzare l'attivo patrimoniale
Il patrimonio pubblico non è quello che si definisce tale. I beni
demaniali sono oggi, in Italia, multipli di quelli che troviamo altrove.
Ridefiniamo le norme civilistiche per restringere in maniera europea la
nozione di demanio pubblico e offriamo una tutela puntuale, ma flessibile,
alla componente di patrimonio pubblico che smetterebbe di essere
demaniale. Ne seguirebbe una diversa fruizione di quel patrimonio. Questa
azione è indispensabile premessa di un’iniziativa volta alla
valorizzazione della quota “non demaniale” del patrimonio pubblico, sia
per ridurre il deficit annuale (la gestione dei beni immobili è oggi una
voce di costo per il bilancio pubblico), sia per ridurre più rapidamente e
più massicciamente il volume globale del debito pubblico. In un contesto
di assoluto rigore nella gestione della finanza pubblica e di sostanziale
pareggio di bilancio, l’ingente attivo patrimoniale della Pubblica
Amministrazione può contribuire a ridurre più rapidamente il debito sotto
il 90% del PIL, così da liberare risorse per almeno mezzo punto di PIL
all’anno per politiche di sostegno alla crescita e di lotta alla povertà.
Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che la spesa per interessi ammonta
oggi a quasi il 50% dell'intero gettito IRPEF.
2. PER UN FISCO AMICO DELLO
SVILUPPO
a) Detrazione IRPEF più alta
Subito, un aumento della detrazione IRPEF a favore dei lavoratori
dipendenti.
L'aumento è attuabile in più tranche, in progressiva crescita nel tempo,
partendo dai redditi medio-bassi. E può essere usato per portare a regime
l'intervento per la restituzione del fiscal-drag: ogni anno, la detrazione
aumenta per neutralizzare l'effetto del drenaggio fiscale.
La detrazione può essere utilizzata anche per sperimentare forme di
"imposta negativa": si tratta di sostenere i redditi più bassi, erogando
la detrazione come trasferimento a favore dei lavoratori incapienti.
b) Riduzione delle aliquote IRPEF
Dal 2009, riduzione graduale delle aliquote IRPEF (un punto in meno
all'anno, per tre anni) finanziata con le risorse rivenienti dalla lotta
all'evasione fiscale. Grazie all'azione del Governo Prodi, il rapporto tra
crescita della ricchezza nazionale e aumento delle entrate è decisamente
aumentato (nel 2006, è stato pari a 2,6; nel 2007, tra 1,5 e 1,6).
Scontando un suo riprofilarsi verso il basso, e ipotizzando che esso possa
mantenersi attorno all'1,3 (migliore di quello - 0,75 - della serie
2000-2005), è perfettamente fondato prevedere un andamento delle entrate
capace di "coprire" finanziariamente questa riduzione.
Condizione indispensabile per il successo: mai e poi mai condoni fiscali;
mai e poi mai norme fiscali retroattive.
c) Credito d'imposta per le lavoratrici
Credito d'imposta rimborsabile per le donne che lavorano, adeguato a
sostenere le spese di cura, così da essere incentivante e graduato in
rapporto al numero dei figli e al livello di reddito. Tutte le donne
lavoratrici - dipendenti, autonome, atipiche - con figli e reddito
familiare al di sotto di una certa soglia (che potrà crescere nel tempo)
dovranno poterne beneficiare. Nei primi due anni della Legislatura, il
credito d'imposta potrà essere applicato alle donne lavoratrici del Sud,
per poi essere esteso a tutto il territorio nazionale.
d) Meno tasse sul salario di produttività
Sviluppando ciò che è già previsto nel recente accordo con le parti
sociali (Protocollo welfare), proponiamo di operare una significativa
riduzione della pressione fiscale (agendo sull'IRPEF, oppure con la
contribuzione figurativa) sulla quota di salario da contrattazione di
secondo livello (azienda, gruppo, distretto, territorio), ridistribuendo
finalmente un po’ dei vantaggi da aumento della produttività anche a
favore dei lavoratori. Ciò che il contratto nazionale, per ragioni ovvie,
non può fare.
e) Semplificazione fiscale per 2 milioni di imprenditori
Per pagare le tasse, le piccolissime imprese commerciali ed artigiane
sopportano esorbitanti costi di regolare tenuta della contabilità. Va
dunque elevato il tetto di 30.000 euro di fatturato per il pagamento a
forfait delle diverse imposte e tributi, anche attraverso una
differenziazione del tetto stesso per settori e comparti, da concordare
con tutte le categorie interessate (ad esempio: più alto - fino a 50.000
euro - per chi produce beni; un po’ più basso per chi produce servizi).
Prevediamo di innalzare il limite per le spese per l'acquisto di beni
strumentali, in particolare per quanto riguarda l'affitto dell'immobile
strumentale all'attività e di ridurre al 10% la ritenuta d'acconto per i
professionisti che aderiscono al forfettone.
L’applicazione degli studi di settore va drasticamente semplificata per
imprese in monocommittenza e contoterzisti, fino a consentire loro la
totale fuoriuscita dall'uso di questo strumento.
In sede di gestione degli Studi di settore, prevedere:
1. entrata in vigore degli Studi non retroattiva (gli studi revisionati si
applicano all’anno d’imposta nel quale vengono revisionati);
2. abrogazione della norma che prevede la possibilità di reiterare gli
accertamenti (art. 70, L. 342/2000);
3. maggiore rilevanza della dimensione territoriale nella definizione
degli indicatori utilizzati negli Studi;
4. potenziamento della formazione congiunta tra Agenzia delle Entrate e
Associazioni di categoria.
f) Dote fiscale dei figli
La Dote sostituisce gli attuali Assegni per il nucleo familiare e le
detrazioni Irpef per figli a carico, assicura trattamenti
significativamente superiori a quelli attuali, si rivolge anche ai
lavoratori autonomi. La Dote parte da un valore pieno di 2.500 euro annui
sul primo figlio, aumentando col numero dei figli secondo parametri di
equivalenza e riducendosi regolarmente in funzione del reddito familiare,
ma in modo da migliorare i trattamenti anche per i redditi medi e
medio-alti.
Sostenere i redditi più bassi con un trasferimento monetario a loro
favore: per le famiglie con figli, la Dote stessa fa da imposta negativa
in quanto viene erogata come trasferimento a favore delle famiglie
incapienti.
g) Detraibilità di una quota fissa dell'affitto
Tassare il reddito da affitto non ad aliquota marginale, ma ad aliquota
fissa; consentire la detraibilità di una quota fissa dell'affitto pagato;
aumento della quota fiscalmente detraibile della rata sui mutui relativi
all'acquisto della casa di abitazione.
h) Per imprese più forti e capitalizzate
Per sostenere la crescita dimensionale delle imprese, si devono introdurre
forti sconti di imposta (fino all’azzeramento di Ires ed Irap per un certo
numero di anni) per la quota di profitti corrispondente alla quota di
capitale dell’impresa detenuto da fondi private equity. Allo stesso fine
si deve abbattere l’imposta sostitutiva per i disavanzi da fusione[7].
Deve, inoltre, essere equiparata la normativa fiscale relativa ai fondi
d'investimento a quella degli altri Paesi europei (tassazione sul
realizzato e non sul maturato).
i) Federalismo fiscale e infrastrutturale
E’ necessario che i due terzi del paese siano liberati dal coinvolgimento
del governo centrale nel finanziamento delle loro competenze e che
l’intervento dello stato sia limitato alla perequazione dei territori con
più basso reddito pro-capite e di quelli storicamente svantaggiati nella
distribuzione delle risorse pubbliche. Un assetto efficiente della finanza
decentrata richiede che si ricorra a vere compartecipazioni dinamiche al
gettito dei grandi tributi erariali e ad un vero coordinamento della
finanza pubblica multilivello, a garanzia che il decentramento non
modifichi le decisioni generali assunte in merito al livello di pressione
fiscale. La sede di questo coordinamento deve essere il nuovo Senato delle
autonomie.
Attraverso i tributi propri, poi, ciascun territorio potrà completare il
finanziamento dei servizi pubblici di prossimità. Una volta garantiti gli
standard di base espressamente individuati dalla Costituzione, ciascun
territorio potrà, liberamente e democraticamente, decidere se e come
differenziare i propri servizi, avvicinando sempre di più, negli enti di
prossimità, le decisioni di politica pubblica al controllo e al
monitoraggio della popolazione.
Devono essere costruiti strumenti a garanzia della separatezza delle
gestioni finanziarie, limitandosi lo stato a definire il contributo dei
singoli comparti del sistema delle autonomie all’azione di contenimento
del deficit e della riduzione del rapporto Debito/PIL.
Deve essere esteso a tutte le Regioni, anche in cooperazione tra di loro,
il metodo del “federalismo infrastrutturale”, sperimentato dal Governo
Prodi con la regione Lombardia, e avviato con altre. In particolare, il
potere di assegnare concessioni di costruzione e gestione di significative
opere stradali e ferroviarie deve essere trasferito dallo stato centrale a
soggetti misti stato-regione.
3. CITTADINI E IMPRESE PIÙ SICURE
a) Più agenti in divisa per strada, più tecnologia in città
Malgrado l’impegno generoso delle forza dell’ordine, i cittadini si
sentono più insicuri: la qualità della vita ne viene gravemente
danneggiata. E il danno è più grave per chi è più debole.
E’ questione di entità delle risorse pubbliche dedicate, certo. Ma è anche
questione di migliore impiego delle risorse umane e finanziarie
disponibili. Se si vogliono più agenti in divisa a presidio dl territorio,
di giorno e di notte, in centro e in periferia, nelle città e nelle
campagne, si impone l'adozione di un vero e proprio "nuovo modello di
sicurezza".
1. Immediata approvazione, in Parlamento, del "Pacchetto Sicurezza"
approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 ottobre 2007 e bloccato dalla
opposizione della sinistra antagonista; e pronta attuazione del Piano
d'azione contro la violenza sulle donne. In questo contesto, per il
personale delle forze che tutelano la sicurezza interna ed esterna, è
necessario adottare misure di protezione sociale sulla certezza del loro
rapporto di
lavoro e per la conciliazione delle esigenze del
sevizio con quelle della vita privata.
2. Azione di riordino strutturale e organizzativo, volta a ridefinire su
schemi più moderni e funzionali la mission istituzionale e l'impiego
operativo delle diverse forze di polizia e ad eliminare ogni duplicazione
funzionale tra quelle a competenza generale (Polizia di Stato ed Arma dei
Carabinieri) e quelle a competenza specialistica (Guardia di Finanza,
Corpo Forestale e Polizia Penitenziaria). In questa direzione, vanno
ridotti al minimo indispensabile gli "sconfinamenti" delle forze di
polizia a competenza specialistica nei campi di attività di quelle a
competenza generale, concentrandone l'azione nei settori operativi di
rispettiva attribuzione.
3. Estendere a tutti i Comuni capoluogo di Provincia il "Patto per la
Sicurezza" già sperimentato, con ottimi risultati, in alcune delle
principali città italiane. In questo quadro, devono essere trasferite ai
Comuni le competenze in materia di passaporti e permessi di soggiorno.
Sperimentare da subito questo trasferimento nei capoluoghi di Regione, tra
cui Milano e Roma, già protagonisti del "Patto per la Sicurezza".
4. Mobilità interna alla Pubblica Amministrazione di personale civile oggi
sottoutilizzato, per impiegarlo nelle attività amministrative di supporto
(es. Archivi) alle attività di polizia.
5. Adottare, nell'azione contro la criminalità organizzata, un approccio
operativo orientato all'aggressione degli affari e dei patrimoni mafiosi.
In questo ambito vanno attribuiti alla Direzione Investigativa Antimafia -
che in futuro dovrà operare in collaborazione sempre più stretta con la
Guardia di Finanza - nuovi e più incisivi poteri in materia di vigilanza
sugli appalti pubblici. È necessario destinare personale specializzato e
risorse alle Questure e agli Uffici giudiziari per le procedure di
sequestro e confisca dei beni mafiosi.
6. Le reti senza fili a larga banda (WI-FI, WIMAX) consentono un’infinita
possibilità di controllo del territorio. Nel più assoluto rispetto del
diritto alla riservatezza, si possono aiutare i cittadini più esposti alla
paura: le donne che escono sole di notte, gli anziani che si muovono nel
quartiere, i bambini che vanno a scuola, possono essere protetti dal
sistema georeferenziale della rete, attivando un allarme in caso di
pericolo. Le stesse iniziative di video sorveglianza dei privati, che
nascono come funghi, potrebbero avere convenienza a diventare un terminale
interoperabile della rete, contribuendo alla sua espansione e ottenendo in
cambio preziosi vantaggi. Le stazioni del trasporto possono diventare le
boe della sicurezza nel mare metropolitano: informazioni sui servizi,
collegamenti agili con le forze dell’ordine, telecamere, piccole attività
commerciali, reti sociali di protezione.
b) Più certezza ed effettività della pena
Il cittadino pretende di essere certo che chi ha compiuto gravi reati
contro la persona ed è stato condannato, sconti effettivamente la pena che
gli è stata inflitta.
Il Governo del PD offrirà questa garanzia. Verrà infatti immediatamente
approvata quella parte del "Pacchetto Sicurezza" (30-10-2007) che ha
ampliato il numero dei reati di particolare allarme sociale - fra questi
la rapina, il furto in appartamento, lo scippo, l’incendio boschivo e la
violenza sessuale aggravata - prevedendo la cosiddetta custodia cautelare
obbligatoria; il conseguente giudizio immediato per gli imputati detenuti;
l’applicazione d’ufficio (e non più a richiesta del P.M.) della custodia
cautelare in carcere già con la sentenza di primo grado (e non più con
quella d’appello); l’immediata esecuzione della sentenza di condanna
definitiva senza meccanismi di sospensione.
Specularmente, va assicurato il massimo sostegno - sociale e psicologico -
alle vittime delle azioni criminali.
4. DIRITTO ALLA
GIUSTIZIA GIUSTA, IN TEMPI RAGIONEVOLI
a) Ridurre i tempi e aumentare l’efficienza della giustizia
Nella classifica relativa ai tempi della giustizia l’Italia è agli ultimi
posti in Europa e nel confronto coi Paesi avanzati di tutto il mondo. I
cittadini e le imprese italiane vedono ridursi i loro diritti in presenza
di un sistema giudiziario che impiega anni e anni per risolvere le
controversie.
La ragionevole durata del processo, principio affermato dalla Carta
Europea dei Diritti dell'Uomo e dalla Carta costituzionale, è un principio
cui deve ispirarsi ogni intervento riformatore.
È indispensabile completare la stagione di riforme '96-'02, portando a
compimento innanzitutto le misure già avviate sul processo civile
(razionalizzazione e accelerazione del processo) e penale
(razionalizzazione e accelerazione del processo, prescrizione dei reati,
recidiva, tenuità del fatto); sviluppare in sede comunitaria l'iniziativa
per giungere ad una sorta di "codice civile europeo"; riprendere e
approvare il disegno di legge contro lo stalking e l'omofobia, già
approvato dalla Commissione Giustizia della Camera nella XV Legislatura.
Il bilancio del Ministero della Giustizia deve essere considerato non solo
sotto l'aspetto delle spese, ma anche sotto quello delle entrate. Solo il
3% circa delle somme per pene pecuniarie e spese processuali sono
effettivamente recuperate; eppure si tratta di somme non indifferenti[8],
cui deve aggiungersi l'enorme patrimonio costituito da beni in sequestro o
confiscati, che giacciono per anni in depositi infruttiferi.
Ci sono alcuni provvedimenti che possono essere presi immediatamente, per
accrescere l’efficienza del sistema giudiziario italiano.
1. Accorpare i tribunali, ridistribuendo i magistrati e le risorse.
2. Creare dell'Ufficio per il processo, che consentirà anche la
riorganizzazione delle cancellerie e la valorizzazione e riqualificazione
del personale.
3. Realizzare rapidamente il processo telematico, strettamente legato
all'Ufficio per il processo, eliminando gli infiniti iter cartacei che
assorbono risorse preziose per la loro gestione e archiviazione.
4. Favorire la specializzazione dei magistrati, in particolare nel settore
dei diritti fondamentali (famiglie e minori, diritti della persona,
libertà personale, espulsioni).
5. Ampliare la specializzazione delle sezioni per le tematiche economiche.
6. Adottare misure straordinarie per la definizione del contenzioso
arretrato.
7. Favorire una modifica dei contratti tra avvocati e clienti verso forme
basate su premi alla rapidità.
8. Sottoporre le diverse sedi giudiziarie ad un sistematico monitoraggio,
al fine di far emergere le migliori pratiche, da valorizzare, diffondere e
mettere alla base di forme di premialità nella ripartizione delle risorse.
9. Incentivare la gestione manageriale degli Uffici giudiziari - anche
prevedendo la figura del manager dell'Ufficio Giudiziario, un magistrato
appositamente formato per l'assolvimento di questo compito - che sono
ormai grandi organizzazioni, con tante risorse umane e materiali.
10. Eliminare la sospensione feriale dei termini processuali.
11. Creazione e rafforzamento di (e sistematico ricorso ad) un sistema di
composizione extragiudiziale delle liti.
b) Intercettazioni sì, violazione dei diritti individuali no
Lo strumento delle intercettazioni di comunicazioni telefoniche,
informatiche e telematiche è essenziale al fine di contrastare la
criminalità organizzata ed assicurare alla giustizia chi compie i delitti
di maggiore allarme sociale, quali la pedofilia e la corruzione.
Bisogna conciliare tali finalità con diritti fondamentali come quello
all’informazione e quelli alla riservatezza e alla tutela della persona.
Il divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa
alle intercettazioni e delle richieste e delle ordinanze emesse in materia
di misura cautelare fino al termine dell’udienza preliminare, e delle
indagini, serve a tutelare i diritti fondamentali del cittadino e le
stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla divulgazione
indebita di atti processuali.
E’ necessario individuare nel Pubblico Ministero il responsabile della
custodia degli atti, ridurre drasticamente il numero dei centri di ascolto
e determinare sanzioni penali e amministrative molto più severe delle
attuali, per renderle tali da essere un’efficace deterrenza alla
violazione di diritti costituzionalmente tutelati.
c) Per l'autodeterminazione del paziente
Il PD riconosce il diritto inalienabile del paziente a fornire il suo
consenso ai trattamenti sanitari a cui si intende sottoporlo, così come
previsto dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione di Oviedo. Il PD si
impegna inoltre a prevenire l'accanimento terapeutico anche attraverso il
testamento biologico.
d) Diritti della persona che convive stabilmente
Il Governo del PD promuove il riconoscimento giuridico dei diritti,
prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi,
indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
5. L'AMBIENTALISMO
DEL FARE
a) Energia pulita, più abbondante, meno cara
1. Il problema ecologico ci impone una gigantesca riallocazione delle
risorse di lavoro, di terra e di capitale.
Si deve
a. accelerare la transizione da settori, processi e prodotti energy
intensive a settori, processi e prodotti energy saving;
b. spostare risorse dal consumo immediato all'investimento, in particolare
all'investimento che ha il più lungo orizzonte temporale, quello in
ricerca e sviluppo;
c. incoraggiare l'abbandono di stili di vita consumistici fino alla
dissipazione, a favore di stili di vita attenti alla eco-compatibilità dei
comportamenti individuali.
In questo senso, va sostenuta la sperimentazione di particolari incentivi
di mercato, volti a ridurre le emissioni di CO2.
Molti gli interventi possibili, già sperimentati in diversi Paesi. Da
tariffe di smaltimento dei rifiuti variabili a seconda che si partecipi o
meno alla raccolta differenziata, che va comunque incrementata, a tasse di
possesso automobilistiche legate alle emissioni; dalla detassazione degli
investimenti in ricerca e sviluppo, alla previsione di una carbon tax che
penalizzi processi particolarmente energivori.
In generale: maggiore ricorso al mercato e ai prezzi; minore ricorso a
concessioni, licenze e divieti. Che è come dire: più libertà per tutti,
più responsabilità, anche economica, per ciascuno.
2. Sono indispensabili il potenziamento delle infrastrutture di
rigassificazione, trasporto e stoccaggio del gas[9], la garanzia della
loro reale terzietà rispetto ai competitors e la diversificazione delle
fonti, così da determinare quell'eccesso di offerta che può creare la
concorrenza.
La Rete italiana del gas, se resa effettivamente libera nelle scelte di
investimento garantite dal sistema tariffario, può molto rapidamente
costituire il nucleo fondante della rete europea dei gasdotti, alla quale
affidare la realizzazione della borsa del gas. La creazione di un mercato
a breve del gas è necessaria per portare alla separazione dei prezzi del
gas da quelli del petrolio.
3. L'Italia sia il Paese del sole anche in fatto di energia, diventando
entro i prossimi cinque anni leader in Europa nell'energia solare per usi
termici. L'obiettivo è di incentivare l'installazione di pannelli solari
termici[10] in tutte le case di abitazione, prevedendo l'integrale
deducibilità della spesa (circa 5 mila euro per 100 metri quadrati) in
cinque anni. L'incentivo determinerebbe un fortissimo impulso alla nascita
d'imprese di produzione, installazione e manutenzione dei pannelli solari.
Le misure a favore delle energie rinnovabili e per l'efficienza energetica
devono avere durata pluriennale certa e fondarsi sempre più sulla leva
fiscale[11], al fine di mobilizzare al massimo le risorse private
disponibili. Per l’Italia, produrre il 20% di energia con il sole e con il
vento, significa risparmiare miliardi di euro sulle importazioni di
petrolio. La nostra proposta è quella di un piano per realizzare in dieci
anni la trasformazione delle fonti principali di riscaldamento degli
edifici, privati e pubblici, in modo da creare al tempo stesso un
gigantesco risparmio energetico e un grande volano di crescita economica.
4. L'Italia deve impegnarsi sulle tecnologie di punta: che si tratti della
cattura del biossido di carbonio per il "carbone pulito", o si tratti del
metano, delle biomasse o dell'idrogeno e anche del nucleare di quarta
generazione, ovvero quello a sicurezza intrinseca e con la risoluzione del
problema delle scorie. È indispensabile essere presenti nelle partnerships
internazionali in questi campi, per sviluppare un'industria energetica
nazionale. Per valorizzare le fonti rinnovabili e la microgenerazione,
deve essere ristrutturato - in cooperazione con le Regioni e gli Enti
locali - il sistema complessivo della distribuzione. Quest'ultima non è
più unidirezionale: da chi la produce alle case, alle aziende ed ai
servizi. Ormai le famiglie e le imprese stesse possono produrre energia,
ciò che pretende un conseguente mutamento della concezione stessa della
rete di distribuzione.
b) Nuove tecnologie urbane: 3 città in cui sperimentare
In tema di pianificazione dell’uso e di governo del territorio,
l’ideologia della regolamentazione è cattiva consigliera. La direzione
deve essere quella, seguita nei Paesi europei più avanzati, di minimizzare
il consumo di suolo vergine, di green land, e di puntare invece sulla
riqualificazione delle brown lands, le aree già costruite.
L'Italia ha bei centri storici conservati bene, mentre le periferie sono
disastrate. Urge un piano di riqualificazione delle periferie, di
riassetto urbanistico e d’immissione delle tecnologie urbane. Ne
deriverebbe anche una rivalutazione degli immobili, in parte utilizzabile
per il finanziamento del piano.
Come sedi per una coerente e sistematica sperimentazione delle politiche
ambientali, di applicazione delle nuove tecnologie di risparmio e
microgerazione dell'energia, di sostegno alla creazione di PMI high tech
in campo energetico ed ambientale, saranno individuate tre città di media
dimensione - una nel Nord, una nel centro e una nel Sud.
c) Il "diritto" alla larga banda
L'effettiva possibilità di accesso alla rete a larga banda deve diventare
un diritto riconosciuto a tutti i cittadini e a tutte le imprese, su tutto
il territorio nazionale - dalla grande città alla montagna, in ogni Comune
d’Italia - esattamente come avviene per il servizio idrico o per l'energia
elettrica. Nelle grandi città, in particolare, è possibile e necessario
realizzare reti senza fili a larga banda (WI-FI, WIMAX, etc.)[12] per
creare un ambiente disponibile alla gestione di nuovi servizi collettivi.
d) Slegare il trasporto urbano e treni decenti per i pendolari
1. Occorre aprire alla concorrenza sia la rete degli autobus sia le
ferrovie regionali. Ciascuno deve tornare a fare il proprio mestiere: il
sussidio statale si deve trasformare in incentivo a mettere in concorrenza
la gestione delle reti mediante gare europee e le aziende di trasporto
devono imparare a gestire normali relazioni industriali in un mercato
aperto. Ciascuna amministrazione comunale sarà libera di scegliere le
regole che preferisce, entro un campo di soluzioni diverse, ma lo Stato
premierà solo quelle che scelgono il mercato.
2. Lo stesso meccanismo si può applicare verso le Regioni per il trasporto
ferroviario. E' davvero penosa la condizione del servizio offerto a
milioni di pendolari. Solo quando cominceremo a vedere diversi operatori
sulle ferrovie regionali, a confrontare diversi prezzi e standard di
qualità in un mercato aperto dei servizi, potremo soddisfare le
aspettative dei pendolari. Occorre inoltre rimuovere il blocco d’ingresso
alla concorrenza costituito dalla disponibilità dei treni, garantendo ai
vincitori delle gare l’opportunità di acquisire con indennizzo il
materiale rotabile utilizzato fino a quel momento sulle tratte in
concorrenza.
Oggi, si presenta una grande occasione: il completamento dell’Alta
velocità metterà a disposizione del trasporto regionale un aumento del 50%
delle tratte ferroviarie. È possibile dare alle aree metropolitane
italiane un’armatura su ferro.
e) Infrastrutture: proporre, valutare, decidere...
Il Paese ha bisogno di infrastrutture e servizi che oggi sono ostacolati
più da incapacità di decisione che da carenza di risorse finanziarie.
Maggiore partecipazione/consultazione dei cittadini e maggiore capacità di
decisione sono compatibili. I progetti devono essere presentati agli enti
locali ed anche alla cittadinanza, rendendoli disponibili su web. Dopo uno
spazio di tempo per la discussione e per l'ascolto di tutte le opinioni,
il progetto viene rielaborato sulla base delle osservazioni, per poi
decidere con un sistema di avocazione della capacità decisionale. In
questo contesto, va riformata la normativa di valutazione d’impatto
ambientale delle opere (VIA-AIA) con l'eliminazione dei tre passaggi
attuali e la concentrazione in un’unica procedura di autorizzazione, da
concludere in tre mesi. Una volta assunta la decisione, deve essere
previsto un divieto di revoca o l'applicazione di sanzioni pecuniarie
elevate con responsabilità erariale a carico degli amministratori pubblici
interessati.
La priorità va data al trasporto ferroviario (TAV Torino-Lione-Trieste,
alta capacità e trasporto urbano e locale), agli impianti per produrre
energia pulita, ai rigassificatori indispensabili per liberalizzare e
diversificare l'approvvigionamento di metano, agli impianti per il
trattamento dei rifiuti, alla manutenzione ordinaria e straordinaria della
rete idrica.
Ecco la novità del nostro ambientalismo del fare: basta con l'ambientalismo
che cavalca ogni Nimby e impedisce di fare le infrastrutture necessarie al
Paese: l'impegno va concentrato nella realizzazione di infrastrutture
veramente moderne (quindi sostenibili).
f) Stadi: costruirne nuovi e privatizzare i vecchi
Potenziare ulteriormente il ruolo dell’Istituto per il Credito sportivo
come “banca” destinata a facilitare, in collaborazione con enti locali e
privati, la realizzazione su tutto il territorio nazionale di impianti
sportivi di nuova generazione, moderni, flessibili ed ecologicamente
compatibili.
Continuare nella realizzazione del Programma Stadi confermando l’utilizzo
di risorse pubbliche esclusivamente per la concessione di mutui ed
attribuendo in via prioritaria, con una legge che individui procedure
snelle e tempi certi, a soggetti privati (club di calcio, finanziatori
privati) il compito di privatizzare, realizzare e gestire moderni stadi e
palazzetti secondo modelli di efficienza economica.
6. STATO
SOCIALE: PIÙ EGUAGLIANZA E PIÙ SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA, PER CRESCERE MEGLIO
a) Infortuni sul lavoro: premiare chi investe in sicurezza
La Legge delega sulla sicurezza sul lavoro prevede tutte le misure
legislative necessarie: il Governo Prodi è impegnato ad emanarle prima del
13 aprile. Ma è soprattutto questione di gestione e di corretta
applicazione delle norme, in un sistema in cui disordine, mancanza di
coordinamento, inefficienza la fanno da padroni:
1. bisogna creare un'unica Agenzia Nazionale per la sicurezza sul lavoro,
come luogo di indirizzo e coordinamento per l'attività ispettiva,
preventiva e repressiva, anche rafforzando il ruolo della concertazione
tripartita;
2. anche grazie all'attività dell'Agenzia, potrà essere realizzato un
sistema di forti premi per le imprese che investono in sicurezza, agendo
sul livello della contribuzione; al tempo stesso, una quota delle risorse
del surplus INAIL deve essere utilizzata per aumentare gli indennizzi ai
lavoratori infortunati e per aggiornare le tabelle delle malattie
professionali;
3. i lavoratori in nero sono i più esposti al rischio infortuni. Anche
alla luce dell'esperienza applicativa della norma sulla sospensione
dell'attività per le imprese con oltre il 20% di lavoratori irregolari,
vanno premiate le imprese che accolgono l'invito a regolarizzarsi e a
rispettare i contratti, come prevedono le intese realizzate tra governo e
parti sociali negli ultimi 18 mesi. L'obiettivo: "cento protocolli di
civiltà", uno per ogni Provincia, in cui costruire le condizioni
concertate per l'emersione.
b) Sono le donne l'asso dello sviluppo
E’ necessario trasformare l’enorme capitale umano femminile inattivo in un
“asso” da giocare nella partita dello sviluppo, della competitività, del
benessere sociale[13]. Passare dal circolo vizioso ad un circolo virtuoso.
Più donne occupate significa, infatti, più crescita; più nascite; famiglie
più sicure economicamente e più dinamiche ;meno minori in povertà.
Le proposte per l’occupazione femminile:
1. incentivi fiscali mirati per il lavoro delle donne (vedi Azione n. 2 -
lettera c), anche al fine di favorire il secondo reddito familiare;
2. incentivi fiscali per promuovere, sul mercato, un settore di servizi
“avanzati” alle famiglie, che sia insieme un settore di occupazione per le
donne e un mezzo di conciliazione;
3. legge sull’eguaglianza di genere nel mercato del lavoro, come in
Spagna, e punteggi più elevati nelle graduatorie per gli appalti alle
aziende che rispettano la parità di genere.
Le proposte per la conciliazione:
1. orari flessibili e “lunghi” negli asili, nelle scuole elementari e
negli uffici pubblici che rendono i principali servizi ai cittadini; gli
asili chiudono solo una settimana a Ferragosto; le scuole elementari
organizzano attività estive e restano aperte anche al pomeriggio;
liberalizzazione degli orari del commercio;
2. nuovo congedo di paternità interamente retribuito, dalle imprese, come
nei Paesi scandinavi, addizionale alla maternità/paternità già oggi
prevista e non fruibile dalle donne;
3. congedi parentali al 100% per 12 mesi, come in Francia;
4. incentivi alla flessibilità di orario richiesta dal dipendente.
c) Asili nido per tutti e bambini più felici, dai primi giorni di vita
L'asilo nido deve diventare un servizio universale, disponibile per
chiunque ne abbia bisogno. Grazie alla cooperazione con le Regioni e gli
enti locali, al lavoro avviato dal Governo Prodi e alle risorse già
disponibili, è conseguibile l'obiettivo di quadruplicare il numero dei
posti entro cinque anni, con servizi che coprano il 25% dei bambini da 0 a
3 anni, contro il 6% attuale. A questo scopo, va superato qualsiasi
eccesso di minuziosa regolazione.
Un bambino su tre incontra determinanti difficoltà di sviluppo nei primi
dieci mesi di vita. In molti, troppi casi questo ritardo iniziale non
verrà più recuperato. Questo fondamentale fattore d'esclusione va dunque
aggredito, fornendo alle mamme in situazioni di disagio economico/sociale
l'aiuto individuale di Assistenti di maternità, che intervengano prima
ancora dell'ingresso del bambino all'asilo nido e gli garantiscano le
prime settimane di vita in un contesto affettivo stabile ed accogliente.
d) Sostenere le retribuzioni basse: garantire un compenso minimo
In Italia, come in altri Paesi, un numero consistente di lavoratori hanno
retribuzioni inaccettabilmente basse; si trovano per questo in una
situazione di povertà che riguarda soprattutto i lavoratori atipici,
giovani donne, e che si cumula spesso con condizioni di precarietà
dell'occupazione.
Questa situazione va contrastata, secondo le indicazioni della Unione
Europea e dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, con misure
diverse e convergenti.
1. Attraverso incentivi e disincentivi (accesso ai benefici pubblici,
appalti, etc.) favorire un migliore rispetto degli standard stabiliti
della contrattazione collettiva, anche sperimentando forme concordate con
le parti sociali di estensione dell'efficacia dei contratti.
2. Sostegno ai bassi salari, riducendo il cuneo fiscale sugli stessi in
modo graduale (come in Francia) per rendere più conveniente alle imprese
assumere questi lavoratori a tempo indeterminato.
3. Sperimentazione di un compenso minimo legale fissato in via tripartita
(parti sociali e governo), per i collaboratori economicamente dipendenti
(con l'obiettivo di raggiungere 1000/1100 euro netti mensili). Va
verificato con le parti sociali se questo minimo possa essere esteso a
quei lavoratori dipendenti che non godono di adeguata protezione da parte
della contrattazione collettiva. In tal modo il compenso minimo si
configura come rete di protezione di ultima istanza anche nei confronti
dei minimi contrattuali.
e) Rendere sostenibile la flessibilità e combattere la precarietà
La lotta alla precarietà è indispensabile per dare prospettive di vita
dignitosa ai giovani.
Si devono estendere a tutti i lavoratori le tutele fondamentali, secondo i
principi della Carta dei diritti.
Non è possibile garantire stabilità ai singoli posti di lavoro, ma si può
garantire continuità all’occupazione delle persone, facendo della
formazione permanente un nuovo diritto di cittadinanza. Ma non solo: ci
vogliono politiche attive sul mercato del lavoro, che forniscano tutele
del reddito in caso di disoccupazione; e un sistema efficiente di servizi,
di formazione e di occasioni per il reimpiego. Questo è il senso della
migliore flexicurity europea, cui intendiamo ispirarci.
Un sistema attivo si ottiene potenziando la rete dei servizi, pubblici e
privati, all’impiego e introducendo forme di responsabilizzazione
reciproca fra beneficiari di sussidi e erogatori dei servizi. I primi sono
tenuti non solo ad accettare offerte di impiego e di formazione, pena la
decadenza dal sussidio, ma ad attivarsi per cercare il reimpiego. Cercare
lavoro è in sé un’occupazione, che per questo va retribuita, con un
contratto specifico di ricerca d’occupazione. I servizi all’impiego devono
essere responsabilizzati anch’essi ad attivarsi, offrendo agli operatori
incentivi specifici e strumenti adeguati (compreso il potere di erogare le
indennità e di sanzionare le inefficienze).
L'insieme delle nuove politiche per il lavoro deve essere sottoposto - per
un periodo sufficientemente lungo di sperimentazione - a sistematica
valutazione/misurazione degli effetti.
f) Favorire l’accesso dei giovani al lavoro stabile
Troppi giovani sono ora “intrappolati” troppo a lungo, spesso per anni, in
rapporti di lavoro precari.
Questa situazione va contrastata da una parte facendo costare di più i
lavori atipici e di meno il lavoro stabile; dall’altra favorendo un
percorso graduale verso il lavoro stabile e garantito, con varie misure:
1. allungamento del periodo di prova, in misura da concertare con le parti
sociali, per permettere alle imprese, e anche al lavoratore, una più
adeguata valutazione della possibilità di una assunzione a tempo
indeterminato;
2. incentivazione e modulazione del contratto di apprendistato come
strumento principale di formazione e di ingresso dei giovani nel lavoro.
Le agevolazioni contributive vanno graduate in rapporto alla qualità e
quantità della formazione dell’apprendista, e tenendo conto dei periodi di
apprendistato.
In un primo periodo, di lunghezza variabile da definire con le parti
secondo le necessità di formazione, i trattamenti e le agevolazioni
all’impresa restano quelle attuali; alla fine di questo periodo si procede
alla verifica della qualificazione dell’apprendista, con la possibilità di
continuare il rapporto, se necessario a completare la formazione, con
ulteriori agevolazioni, ovvero di terminare il rapporto (come oggi).
Dopo questo ulteriore periodo vanno previsti incentivi all’impresa che
trasforma il rapporto in contratto di lavoro a tempo indeterminato.
g) Contratti "atipici"? Devono costare di più
I contratti temporanei dovrebbero essere utilizzati soltanto per
prestazioni lavorative veramente a termine, riducendone la durata massima
a due anni e imponendo ai datori di lavoro che li utilizzano il pagamento
di contributi più elevati per l’assicurazione contro la disoccupazione.
Infatti, chi è assunto con contratti a termine ha più probabilità di
diventare disoccupato. Il datore di lavoro deve perciò contribuire a
coprire questo rischio, più di quanto avvenga con altri contratti.
Altrimenti il costo della flessibilità graverà solo sui contribuenti.
h) Dare credito alla creatività
e all'attività delle ragazze e dei ragazzi
Costituire per i giovani - allargando le misure del Protocollo sul welfare
- fondi per il credito e il micro-credito, che consentano di ottenere
prestiti, con restituzione posticipata agevolata, e sostenere
finanziariamente percorsi formativi e progetti imprenditoriali nei settori
dell’innovazione tecnologica, dello sviluppo sostenibile, nei servizi di
utilità sociale e impegno civile.
i) Per un vero mercato delle case in affitto
La disponibilità di case in affitto in Italia è di gran lunga inferiore a
quella di altri Paesi. Tale scarsa disponibilità blocca la mobilità,
specie dei giovani e delle giovani coppie.
Una svolta può derivare dalle seguenti scelte:
1. investimenti nell'edilizia residenziale pubblica ad affitto sociale,
con l'obiettivo di raggiungere quote simili a quelle presenti negli altri
Paesi europei;
2. accrescere la presenza di nuovi investitori privati nel settore
immobiliare, attraverso l’utilizzo di Società d’Investimento Immobiliare
Quotate e la liberalizzazione del mercato: politiche di regolazione del
mercato che incentivino i proprietari a porre sul mercato degli affitti le
case, anche riducendo progressivamente le proroghe generalizzate degli
sfratti;
3. introdurre l’obbligo di destinare nelle convenzioni urbanistiche una
quota (es. il 15%) delle nuove costruzioni agli affitti a canone
concordato;
4. varare anche in Italia interventi di social housing[14]. Non si tratta
della tradizionale edilizia residenziale pubblica, destinata a fasce
sociali svantaggiate (lettera a). I fondi immobiliari di tipo etico
costruiscono o acquisiscono unità abitative e le mettono sul mercato,
senza sussidi pubblici, ad affitti sostenibili. Se i terreni delle nuove
costruzioni sono conferiti dai Comuni, i fondi vanno in equilibrio con
affitti ancora più bassi. Si possono promuovere fondi a controllo o a
partecipazione pubblica; si possono coinvolgere nell’operazione la Cassa
Depositi e Prestiti e le Fondazioni di origine bancaria. E si può
intrecciare questa attività con la dismissione e riqualificazione di tanto
patrimonio immobiliare pubblico, specie degli Enti locali.
j) Per l'invecchiamento attivo
Il nostro tasso di occupazione degli over 50 è sotto la media europea.
Occorrono misure diverse: agevolazioni alle imprese che assumono over 50 a
tempo indeterminato, incentivi ai lavoratori che prolungano il lavoro
oltre l’età pensionabile (sopravvalutazione del tempo di lavoro ai fini
della pensione, abolizione del divieto di cumulo fra retribuzione e
pensione), part-time misto a pensione.
k) Il buono-servizio per i non autosufficienti e i diversamente abili
1. Elevare gradualmente l’importo mensile dell’indennità di
accompagnamento da 455 fino a 600 euro in media per il 30% degli utenti
(450.000 persone) che hanno maggiore bisogno di assistenza, mantenendo il
valore attuale per le altre. L’accesso alla misura rimane sulla base del
bisogno: l’ammontare è determinato in base all’Indicatore di Situazione
Economica Equivalente.
2. Affiancare all’indennità di accompagnamento monetaria per i cittadini
non autosufficienti e i diversamente abili la possibilità per loro di
optare per una dotazione mensile, di valore maggiore dell’indennità e
finanziata anch’essa dallo Stato, di buoni-servizio per l’acquisto di
servizi di assistenza domiciliare integrata organizzati dai comuni:
- i buoni sono nominativi e non trasferibili;
- possono essere spesi dal cittadino solo per l’acquisto di servizi
offerti dai comuni o da erogatori (cooperative, organizzazioni no profit,
etc.) accreditati e regolati dai comuni.
l) Governare l’immigrazione per non subirla
Affinché l’immigrazione sia vissuta non come una minaccia, ma come
un'opportunità, è necessario che essa sia governata e non subita.
1. La legge Bossi-Fini produce immigrazione irregolare. Deve essere
introdotta una modalità d’ingresso sponsorizzata e garantita da
associazioni certificate e da enti locali, che permetta - entro limiti
temporali prestabiliti - la ricerca di lavoro. Nell’ambito di una
programmazione imperniata su una corretta lettura del fabbisogno di forza
lavoro e di sostenibilità sociale dei nuovi ingressi, la politica
migratoria deve incoraggiare l’afflusso di lavoratori con profili
professionali di qualità.
2. Si deve procedere all’estensione della durata dei permessi di
soggiorno, alla semplificazione delle modalità dei rinnovi, alla
conservazione delle prerogative del soggiornante regolare nelle more dei
rinnovi, a prestare la massima cura nel rendere efficienti, produttivi e
rapidi i meccanismi amministrativi, passando la responsabilità dei rinnovi
ai comuni.
3. E’ necessario un patto di cittadinanza con gli immigrati, basato su un
sistema chiaro di diritti e di doveri, con al centro i valori fondanti
della nostra Costituzione. Si deve poi prevedere la concessione del
diritto di voto amministrativo dopo un congruo periodo di residenza
regolare (cinque anni) su richiesta degli interessati (in analogia al
trattamento previsto dalla normativa per i comunitari). Quindi, una
riforma delle norme sulla cittadinanza che introduca il principio dello
jus soli, affinché i bambini nati o cresciuti in Italia possano acquisire
la cittadinanza italiana e che contempli una verifica dell’integrazione
sociale e linguistica dell’immigrato per il conseguimento della
cittadinanza.
4. Favorire la regolarità dell’ingresso e della permanenza nel Paese e
contrastare duramente la clandestinità e la criminalità.
Dare migliore efficacia ed effettività ai provvedimenti di espulsione ed
organizzare un sistema di contrasto della clandestinità in cui siano
presenti i Centri di Identificazione e Garanzia per la determinazione
dell’identità degli irregolari, al fine di permetterne il rimpatrio, che
va sostenuto anche con programmi di rimpatrio volontario ed assistito
attraverso il Fondo Rimpatri.
Le donne straniere che denunciano violenze familiari devono ricevere un
permesso di soggiorno per motivi di protezione umana.
m) Sanità: più imprenditorialità, meno intrusioni della politica
La Sanità italiana è al secondo posto nella graduatoria
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: ciò è il frutto dell'impianto
universalistico del nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che
garantisce ai cittadini standard generalizzati di assistenza e presenta
centri di eccellenza di livello internazionale. Il SSN è dunque un
patrimonio che va valorizzato e rafforzato, correggendo gli squilibri
territoriali che limitano il diritto alla salute in alcune Regioni del
Paese, specie nel Mezzogiorno, nonché le rigidità organizzative e le
lentezze burocratiche che provocano file di attesa e disagi ai cittadini.
1. Modificare - rendendole più trasparenti - le relazioni contrattuali tra
Regione ed Aziende ospedaliere, combinando le soluzioni positivamente
adottate in alcune Regioni - finanziamento ex ante di un'offerta
equilibrata di servizi sul territorio - e quelle fondate sullo sviluppo di
un certo grado di concorrenza tra le strutture, tramite la capacità di
attirare pazienti. Questo metodo segnalerebbe alla Regione le strutture
migliori e quelle con performances peggiori e aiuterebbe a sciogliere il
nodo del corretto rapporto tra management ospedaliero e direzione
politica.
E' necessario poi attuare - in cooperazione con le Regioni - un piano di
ammodernamento strutturale e tecnologico della rete ospedaliera, per
migliorare i livelli di sicurezza e la qualità delle cure.
2. Il Governo del PD si impegna a ridurre le liste di attesa, che creano
intollerabili differenze tra i cittadini. La legge n. 120 del 2007 ha
introdotto il concetto di "urgenza differibile", sulla cui base un
cittadino ha il diritto di essere assistito dal SSN entro 72 ore dalla
richiesta, per tutte le patologie che, pur essendo urgenti, non
necessitano di pronto soccorso o ricovero immediato. I tempi medi di
attesa per una prestazione devono equivalersi nell'attività pubblica
istituzionale e in quella libero professionale.
3. Il caso delle nomine clientelari e partitiche nella Sanità è quello
sotto il mirino dei media, anche se non è certamente l’unico. Per questo
il PD sosterrà il ddl predisposto dal Governo Prodi sulla “Qualità e
sicurezza del SSN”, che contiene due importanti innovazioni: l’istituzione
di un sistema nazionale e regionale di valutazione dei risultati del SSN,
nonché procedure di selezione e nomina del personale amministrativo e
medico volte a valorizzare le competenze tecniche e a neutralizzare le
interferenze dirette della politica. La politica sceglie il ministro, il
sottosegretario, l’assessore alla Sanità, ma non deve scegliere i primari.
Attraverso le opportune intese con le Regioni, si deve giungere a
modifiche legislative e regolamentari tali da consentire che la nomina dei
Direttori Generali delle ASL sia effettuata attraverso la designazione da
parte di una Commissione regionale di tre tecnici-saggi, che procedono
alla selezione dei candidati attraverso pubbliche audizioni. Alla fine di
questa procedura - e solo allora - interviene la decisione del Presidente
Regionale. In alternativa, può essere perseguita la strada di un albo
nazionale garantito da rigorose procedure concorsuali pubbliche, dal quale
le singole Regioni potranno scegliere le persone più adatte in base ad un
rapporto fiduciario.
4. Gli italiani spendono di tasca propria almeno 25-30 miliardi di euro
per servizi e prestazioni sanitarie che acquistano sul mercato, specie in
aree come l'odontoiatria. È quindi necessario operare per lo sviluppo di
un pilastro realizzato su basi complementari, anche attraverso un patto
con Sindacati e Imprese per favorirne l'inserimento nella libera
contrattazione. In particolare, è opportuna la creazione di un Fondo
odontoiatrico promosso dal pubblico e contribuito volontariamente dai
cittadini. Due gli effetti positivi: il Fondo avrebbe maggior potere di
acquisto delle prestazioni odontoiatriche, facendone abbassare il costo di
mercato; e i contributi godrebbero di sgravi fiscali, rapidamente coperti
dalla emersione. Gli enti locali che lo volessero potrebbero finanziare la
contribuzione al Fondo per le categorie "deboli".
5. È indispensabile una forte iniezione di innovazione nel sistema. Ad
esempio, con la telemedicina: un grande programma di diffusione di
tecnologie, in grado di far dialogare il cittadino con le strutture e con
i professionisti, per quanto possibile, da casa, facendo muovere le
informazioni invece dei pazienti. Si devono far dialogare i professionisti
per raggiungere efficacia ed efficienza nelle prestazioni fornite,
valorizzando la medicina di base come serio e reale filtro verso le
prestazioni ospedaliere.
È necessario, per le persone affette da "malattie rare", accrescere
l'impegno per la ricerca e per iniziative specifiche, quali: best
practices cliniche in materia di riabilitazione, riconosciute a livello
internazionale; intervento multidisciplinare a favore del singolo
paziente; promozione di centri di eccellenza nazionali di riferimento per
le singole patologie; valorizzazione delle associazioni di pazienti come
interlocutori istituzionali.
n) Attuare la 194, in tutte le sue parti
Il dramma dell’aborto è una esperienza che le donne vogliono evitare.
Devono essere aiutate a farlo, attraverso un più vigoroso impegno e il
potenziamento delle strutture sanitarie pubbliche e del volontariato.
L’accoglienza della vita è un valore per la società e va favorita e
promossa con azioni specifiche a sostegno delle donne. Educare alla
procreazione responsabile, alla genitorialità, con particolare riferimento
alle donne immigrate ed ai giovani, è un obiettivo prioritario per il PD.
La legge 194 è una legge equilibrata, che ha conseguito buoni risultati:
ha consentito una maggiore tutela della salute della donna e favorito una
forte riduzione del numero degli aborti. Il PD si impegna dunque ad
attuarla, anche alla luce delle nuove possibilità offerte dalla scienza,
in tutte le sue parti. L'obiettivo è un'ulteriore riduzione del numero
degli aborti, anche attraverso azioni specifiche rivolte alle famiglie di
immigrati e ai giovani.
7. CULTURA,
SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA: PIÙ AUTONOMIA, PER L'EQUITÀ E L'ECCELLENZA
a) Scuola: quattro obiettivi precisi
1. Assicurare il successo educativo a tutti i ragazzi fino ai sedici anni.
2. Portare al diploma almeno l’85% dei nostri ragazzi, e comunque fare sì
che nessuno lasci i percorsi di istruzione senza una qualificazione
spendibile sul mercato del lavoro.
3. Proseguire l’azione per ridare peso e valore, accanto ai licei, agli
istituti tecnici e professionali di stato, in un sistema nazionale,
articolato sul territorio, di istruzione tecnica, anche di livello
superiore.
4. Integrare l'educazione all'arte, dalle scuole primarie all'università,
aumentando le forme di cooperazione tra sistema dell'istruzione e sistema
culturale.
b) Autonomia fa migliore educazione
Realizzare un nuovo salto nell'autonomia degli Istituti scolastici,
facendo leva sulle capacità manageriali dei loro dirigenti, all'interno di
organi di governo aperti al contesto sociale e territoriale; sulla piena
responsabilità degli insegnanti nel definire - nel quadro di regole
generali di funzionamento del sistema e di indirizzi nazionali - gli
specifici contenuti dell'insegnamento; sulla valutazione sistematica dei
risultati; sulla possibilità effettiva dei genitori di scegliere sul
territorio la scuola cui iscrivere i figli e di partecipare
consapevolmente alla sua gestione. Le scuole dell’autonomia devono essere
più libere, condizione essenziale per poter essere valutate. Devono poter
disporre della flessibilità necessaria nell’orario, nella promozione della
formazione degli insegnanti (anche attraverso periodi sabbatici) e nella
gestione degli organici, per reggere l’innovazione didattica e
organizzativa necessaria. In questo quadro, va pienamente valorizzata la
professionalità docente, avviando una vera e propria carriera
professionale degli insegnanti, che valorizzi il merito e l’impegno.
c) Più ore di matematica
Nel contesto di un'azione volta a rafforzare le fondamentali competenze di
base, accrescere le competenze matematiche e scientifiche dei nostri
studenti, anche attraverso un ampliamento delle ore di insegnamento e un
programma straordinario di reclutamento di insegnanti, in modo tale da
compensare, entro la Legislatura, il gap di conoscenze specifiche rispetto
alla media dei Paesi OCSE.
È necessario ampliare gli spazi dell'apprendimento dell'inglese e
sperimentare l'insegnamento in inglese di una materia curricolare.
Dovranno essere immediatamente attivati i necessari corsi di formazione
degli insegnanti.
d) Scuole belle ed aperte, anche ai nonni
Lo stato di abbandono e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici è
molto grave. Il Governo Prodi ha visto giusto lanciando il programma
nazionale per l’edilizia scolastica. Ci sono risorse non solo per
riqualificare le strutture esistenti, ma per farne i luoghi più belli e
accoglienti del quartiere, con architetture nuove, attrezzature didattiche
di qualità, strumenti tecnologici e ampia dotazione di servizi.
Ciò consentirà di svolgere meglio prima di tutto la funzione scolastica,
accorpando nello stesso edificio diversi cicli e indirizzi formativi, in
veri e propri "campus della scuola dell’obbligo".
Dopo la ristrutturazione, questi patrimoni pubblici dovranno essere
utilizzati al massimo grado, tenendoli aperti giorno e sera. Innanzitutto,
per riportare anche i genitori e gli adulti a studiare. Possono diventare
centri di iniziative contro l’evasione dell’obbligo scolastico e per il
recupero di ragazzi in difficoltà. Dalla musica, al teatro, all’arte, al
multimediale, tutte le forme di espressione culturale dei giovani devono
trovare nel campus la propria casa di produzione. Dalla formazione di
piccole orchestre e cori, all’alfabetizzazione tecnologica della
cittadinanza e per l’accesso ai nuovi servizi di e-government, creando
anche le condizioni di scambio tra le diverse generazioni (ad esempio,
impegnando i ragazzi ad educare i nonni all’uso di internet). Cento di
questi "campus" dovranno essere pronti per il 2010.
e) Scuola primaria e sport
Estendere a tutta la scuola primaria l’introduzione della pratica motoria
nel ciclo curricolare. Adottare la legge per lo sport per tutti destinata
a disciplinare, con le Regioni e gli enti locali, il miglior funzionamento
del Fondo per lo sport di cittadinanza
f) Modernizzare le Università e creare una nuova leva di ricercatori
1. L'università deve essere un motore essenziale della mobilità sociale e
della crescita.
a. Riduzione del numero di sedi universitarie e promozione della la loro
specializzazione in poche discipline, per raggiungere livelli di
eccellenza.
b. Modernizzazione delle Università italiane, esaltando la loro autonomia
finanziaria, introducendo forme sistematiche di valutazione efficace
dell'utilizzo di risorse, incentivi e disincentivi, aumentando la
competizione tra gli atenei. Vogliamo portare in 10 anni il trasferimento
pubblico per l’università e la ricerca al livello dei Paesi più attivi e
vitali nell’economia globale, ma far sì che una quota crescente, fino ad
arrivare almeno 30%, sia trasferita tramite valutazione, avvalendosi
dell'Agenzia Nazionale della Valutazione dell'Università e della Ricerca
istituita dal Governo Prodi.
c. Nell'ambito del sistema nazionale dell'istruzione universitaria, va
riconosciuta effettiva autonomia agli atenei e promossa la loro
internazionalizzazione, per rompere chiusure baronali e portare
l'università italiana nel novero dell'eccellenza mondiale. Ciascun ateneo
deve essere libero di assumere personale docente italiano e straniero, di
darsi il sistema di governo che ritiene più adeguato, di stabilire le
norme per l’ammissione degli studenti, di fissare liberamente le rette.
d. Garantita la funzione pubblica dell'insegnamento universitario, va
perseguita la possibilità di utilizzo del regime privatistico per i
docenti nuovi assunti, agendo contemporaneamente per un rinnovamento del
corpo docente universitario che abbatta l’incertezza dei lunghi precariati.
e. Più concorrenza dal lato della domanda e borse di studio spendibili in
qualsiasi università. Sviluppare sistemi per la concessione di prestiti
d’onore, la cui restituzione potrebbe essere collegata ai redditi
conseguiti dopo la conclusione degli studi. Indirizzare il ruolo delle
fondazioni bancarie verso la formazione di capitale umano, con borse di
studio e investimenti a favore delle strutture.
f. Potenziamento della rete di Politecnici, che funzioni da dorsale
tecnologica del Paese.
g. Progettazione e realizzazione di una grande università telematica
pubblica.
h. ERASMUS effettivamente accessibili a tutti gli studenti universitari
italiani, sostenendo con adeguate borse di studio coloro che provengono da
famiglie non abbienti.
2. Favorire la ricerca non finalizzata, con l’obiettivo di:
a. creare una nuova leva di giovani ricercatori;
b. investire su questi ricercatori come risorsa per modernizzare il
funzionamento delle istituzioni di ricerca;
c. investire nella creazione di quell’”eccesso di capacità” che è
precondizione di ogni ricerca finalizzata.
Per il conseguimento di questo secondo obiettivo, serve un programma,
gestito da un’agenzia indipendente, per selezionare, con criteri
internazionali, 1000 giovani ricercatori (italiani e stranieri) ad alto
potenziale, ai quali finanziare altrettante idee di ricerca per un periodo
di dieci anni, con contratti di ricerca individuali e adeguato budget per
spese di progetto (spesa preventivabile: 800-1000 milioni di euro nel
decennio). Non si dovrebbero porre altre condizioni, se non la qualità
scientifica dei proponenti e l’accettazione di regole di valutazione di
tale qualità nel corso dell'attività.
g) Cultura: il più importante investimento
Il PD è nato sotto la spinta di una concezione vitale e non burocratica
della cultura, ispiratrice di una visione alta del vivere e rivelatrice di
bisogni spirituali non ancora palesati. La sua espressione concreta nella
scienza, nelle arti e nel rispetto dei beni testamentari del nostro
glorioso passato, è al centro degli interessi e della politica del PD. Le
giovani generazioni saranno messe in grado di concepire la cultura come il
più importante investimento. Ci impegnamo a riformare l’intero sistema
culturale, rendendolo più produttivo e favorendo lo sviluppo di ogni suo
segmento:
1. Convergenti politiche dal lato dell'offerta e della domanda di ricerca,
puntando sulla modernizzazione di grandi servizi pubblici (infomobilità,
energia sostenibile, beni culturali, aerospazio, e-government,
infrastrutture): una frazione della domanda pubblica sempre impegnata
attraverso contratti con Università o Enti di Ricerca. Realizzazione di
concorsi di idee e di commissioni pubbliche di nuove opere artistiche,
architettoniche e urbanistiche in tutto il territorio nazionale.
2. Crediti d'imposta automatici (vedi 8b) per le imprese che assumono
"scienziati" per attività di progettazione e ricerca e progetto di venture
capital promosso da Cassa Depositi e Prestiti nel settore
dell'innovazione: robotica, social network, meccatronica, biotech.
3. Accrescere l'autonomia e premiare l'imprenditorialità delle
organizzazioni culturali e introdurre sistemi di valutazione, per
massimizzare gli effetti dei finanziamenti pubblici nel settore[15].
4. Istituire il Centro nazionale per il cinema e l'audiovisivo, per
razionalizzare e semplificare il sistema pubblico di sostegno e promozione
dell'intero settore, passando dall'attuale frammentazione delle competenze
amministrative ad una gestione unitaria. A ciò concorre l'istituzione del
nuovo Fondo di finanziamento per il cinema e l'audiovisivo (vedi Azione n.
12/4).
8. IMPRESE
PIÙ FORTI, PER COMPETERE MEGLIO
a) Nuove regole, per andare oltre il capitalismo "relazionale"
Proponiamo cinque iniziative, da attuare in parallelo e non in
sequenza[16].
1. Una prima iniziativa normativa è volta ad applicare parti della
cosiddetta Legge Amato (1990) ai settori industriali e dei servizi non
finanziari. In particolare, essa dovrebbe offrire incentivi a:
a. le imprese industriali di piccole e medie dimensioni che attuano
processi di concentrazione e/o costruiscono efficaci reti integrate di
imprese nei mercati internazionali;
b. le stesse imprese che ‘aprono’ la propria struttura proprietaria
‘chiusa’ e – se richiesto dalla complessità della nuova dimensione
organizzativa – si dotano di manager indipendenti dal
proprietario-imprenditore-capo famiglia e – in generale – di forme evolute
di corporate governance;
c. le attività di servizio che, potendo sfruttare economie di scala e di
scopo, si aggregano e assumono una più complessa forma societaria e
organizzativa.
2. Una seconda iniziativa normativa riguarda qualche modifica da apportare
alla Legge del 2001 sul nuovo diritto societario. In particolare, si
tratterebbe di incentivare a quotarsi in mercati regolamentati le società
per azioni non quotate ma con caratteristiche da quotate, riducendo i
divari fra i requisiti richiesti alle Spa quotate e quelli richiesti alle
Spa ‘aperte’ non quotate; alleggerire la regolamentazione delle Spa
‘chiuse’ e, come tali, non quotate.
3. Una terza, l'approvazione di una disciplina dei rapporti con parti
collegate più rispettosa dei diritti e degli interessi delle minoranze; in
modo tale da ridurre i cosiddetti "benefici privati del controllo", e, per
questa via, accrescere l'effettiva contendibilità delle imprese.
4. Una quarta iniziativa normativa e di policy riguarda l’esigenza di
erodere gli ampi spazi di rendita, che si annidano nella maggior parte dei
servizi non finanziari, mediante processi di liberalizzazione.
5. Infine i conflitti di interesse vanno rimossi nella nuova logica
dell'intervento pubblico: li elimina uno stato che fa meno gestione
diretta, concentrandosi su leggi antitrust.
b) Basta col fondo perduto: tutto per la ricerca e l'innovazione
Le politiche per il rilancio della competitività delle imprese[17]
dovranno puntare sulla ricerca e l’innovazione, confermando le scelte
strategiche impostate dal Programma Industria 2015.
Progressiva riduzione dei sistemi tradizionali di incentivazione alle
imprese, spostando le risorse pubbliche verso strumenti largamente
automatici, che garantiscano riduzione dei costi amministrativi di
gestione e un quadro di certezze e stabilità nel tempo per chi investe.
Rendere strutturale il credito d’imposta su ricerca e sviluppo, che
rappresenta uno strumento molto potente per le PMI, e può favorire una
riqualificazione del rapporto tra imprese e università.
Sul lato delle nuove frontiere tecnologiche, in particolare nei settori
legati a sviluppo sostenibile, salute e benessere, creare le condizioni
per lo sviluppo di nuove filiere produttive ad elevato contenuto
innovativo, agendo sia sul versante della riqualificazione della domanda
pubblica, sia sul versante del sostegno a progetti di innovazione
realizzati dal sistema delle imprese.
Per le PMI, sostenere processi di collaborazione industriale per la
realizzazione di reti di imprese in grado, da un lato, di valorizzare lo
straordinario patrimonio di vitalità imprenditoriale del nostro paese e
dall’altro di affrontare i necessari processi di innovazione tecnologica
ed internazionalizzazione produttiva.
c) Contro la burocrazia: semplificare la vita a cittadini e imprese
1. Le tasse non sono solo quelle che si definiscono tali. Alla pressione
fiscale andrebbe aggiunta la pressione burocratica, cioè il peso
(monetario) delle procedure burocratiche addossate ai cittadini e alle
imprese. La responsabilità della pressione burocratica è in larghissima
misura del Parlamento che legifera senza vincoli sotto questo profilo. La
proposta: in tutti i casi in cui il Parlamento intenda introdurre una
nuova procedura, deve obbligatoriamente procedere a valutarne il costo
monetario per cittadini ed imprese e deve obbligatoriamente procedere ad
attribuire a cittadini ed imprese un credito d'imposta pari al 50% di quel
costo. Il Parlamento smetterebbe di legiferare "gratis" in questo campo.
2. Divieto - a far data dal 1° gennaio 2009 - per le Pubbliche
Amministrazioni di richiedere ai cittadini ed alle imprese documenti e
certificati compilati e/o emessi dalle stesse P.A. in senso lato[18].
Obbligo, per le amministrazioni dello Stato di mettere on line i documenti
ed i certificati che potrebbero essere richiesti da altre amministrazioni.
Commissariamento per le amministrazioni che non lo avessero fatto entro la
data prevista.
3. Il debito non è quello che si definisce tale. Infatti, al debito
ufficiale bisognerebbe aggiungere i rimborsi fiscali (Iva, Ire ed Ires)
che a volte risalgono a 10 anni fa, nonché le somme dovute dalle pubbliche
amministrazioni (in particolare dalle Aziende sanitarie alle imprese).
Realizziamo un’emissione straordinaria di titoli per coprire il pregresso
e stabiliamo per legge che oltre i sei (da ridurre, nel medio periodo, a
tre) mesi di ritardo della amministrazione fiscale e delle pubbliche
amministrazioni si faccia luogo alle stesse procedure che queste
amministrazioni usano nei confronti dei cittadini. Sarà una buona base per
sciogliere un secondo, intricatissimo nodo: la lentezza esasperante dei
“lavori pubblici”. Basterà seguire il buon esempio offerto dalle
realizzazioni delle opere pubbliche per il 150° anniversario dell’Unità
d’Italia: stanno procedendo ad un ritmo dieci volte superiore a quello
usuale. Dunque, cambiato quel che c'è da cambiare, si adottino come
“normali” quelle procedure straordinarie.
4. Passare dall'amministrazione che autorizza, all'impresa responsabile
della proprio attività[19].
Le Agenzie per le imprese, enti privati promossi dalle Associazioni o da
professionisti associati, sono lo strumento attraverso il quale l'impresa
diffusa può accedere ad un nuovo rapporto con le Pubbliche
Amministrazioni, fondato sull'autocertificazione e sui controlli ex post.
d) Promuovere la buona agricoltura
1. Spostare più risorse comunitarie dagli aiuti diretti al mercato verso
le Politiche di Sviluppo Rurale (con particolare riferimento alle zone
svantaggiate e di montagna), in coerenza con lo spirito della riforma
della Politica Agricola Comune (PAC), che è stato sostanzialmente tradito
nella sua applicazione.
2. Incentivare la diffusione dell'agricoltura biologica, utilizzando al
meglio lo strumento del relativo Piano e prevedendo la creazione di un
Marchio per il Biologico italiano[20].
3. Avviare un intervento coerente ed organico per lo sviluppo delle
bioenergie, che dia un quadro di certezze nel lungo periodo, sia per
quanto riguarda gli incentivi fiscali, sia per quanto riguarda l'assetto
normativo.
4. Porre un efficace freno al processo di continua erosione delle
superfici destinate all'agricoltura da parte di altre tipologie di
utilizzo.
5. Dare finalmente attuazione alla legge sull'indicazione in etichetta
dell'origine delle materie prime agricole trasformate.
6. Favorire la filiera corta e il rapporto diretto tra i produttori
agricoli e agroalimentari e i consumatori.
7. Difendere i marchi DOP e IGP a livello comunitario e in sede di accordi
WTO.
8. Intensificare il sistema dei controlli per combattere l' "agropirateria"
e le frodi alimentari.
e) Turismo: lo stato promuova l'Italia nel mondo
In attesa di una riforma del Titolo V della Costituzione, attraverso
un'azione concertata con le Regioni deve essere riassunta in capo allo
Stato la definizione della strategia nazionale per lo sviluppo del
Turismo. Deve invece restare affidata alle Regioni la gestione delle
politiche di regolazione e sostegno delle attività turistiche.
In questo quadro, il Governo del PD si impegna a promuovere un'iniziativa
in sede europea per l'applicazione di un'aliquota IVA ridotta alle
attività turistiche nel loro complesso o a segmenti significativi delle
stesse.
f) Più democrazia economica
Imprenditore e lavoratore sono legati da un "comune destino". E' quindi
necessario dare avvio a forme più avanzate di democrazia economica, anche
per consentire ai lavoratori di partecipare ai profitti dell'impresa.
1. Partecipazione finanziaria. Si può "affiancare" al risparmio
individuale, gestito da investitori istituzionali, un mercato di capitali
"da lavoro dipendente", con l'azionariato dei dipendenti e un più forte
ruolo dei fondi pensione promossi dalla contrattazione collettiva.
2. Il modello duale nella governance d'impresa, anche prevedendo la
presenza dei rappresentanti dei lavoratori nel Consiglio di Sorveglianza.
3. Forme negoziate tra le parti di costruzione di un legame diretto tra
componenti della retribuzione dei lavoratori e utili di impresa (al di là
della contrattazione di secondo livello, fondata sulla produttività).
4. Diffusione del ricorso alla Responsabilità Sociale d'Impresa.
9.
CONCORRENZA PRODUCE CRESCITA
a) Una legge all'anno e autorità più forti
1. Rendere sistematica nell’ordinamento l’analisi della necessità e della
proporzionatezza delle restrizioni normative e amministrative esistenti o
da adottare. Devono rimanere vigenti solo quelle misure restrittive che
sono strettamente necessarie e proporzionate al perseguimento
dell’interesse generale.
2. Approvare una legge all’anno sulla concorrenza, impegnando il
Parlamento ad istituire una Commissione speciale di esame, con sessione di
lavoro e tempi definiti (3 mesi) per esaminare in modo sistematico le
segnalazioni e i pareri espressi dall’Autorità Antitrust in materia di
restrizioni ingiustificate alla concorrenza ed orientare l’attività
normativa verso l’eliminazione degli ostacoli rilevati dall’Antitrust; e
impegnando la Conferenza Stato-Regioni a dedicare una seduta straordinaria
rivolta all’assunzione di impegni reciproci e vincolanti nel campo della
regolazione dei mercati e delle attività economiche. Nella prima legge
annuale, inserire le misure di liberalizzazione (telefonia, trasporto
ferroviario, trasporti locali, distribuzione di carburanti,
semplificazioni per le imprese) previsto dal terzo pacchetto Bersani,
approvato in un solo ramo del parlamento nella XV Legislatura.
3. Per fare funzionare al meglio i mercati gradualmente aperti alla
concorrenza, le Autorità di regolazione sono essenziali.
Va quindi:
a. realizzata la riforma e l’armonizzazione dei meccanismi di nomina dei
vertici di tutte le Autorità indipendenti: proposta del Governo e parere
vincolante delle commissioni parlamentari competenti; procedimento
trasparente, preceduto dalla pubblicazione dei profili dei nominativi
proposti dal governo (se non addirittura di call pubblico delle
candidature) e audizioni parlamentari per ciascuno di essi. In definitiva,
il deterrente migliore è il controllo sociale (o il suo timore);
b. previsto che i componenti di ciascuna Autorità scadano in tempi
diversi, come accade nel caso della Corte Costituzionale;
c. introdotta e rafforzata l'attività di regolazione nei settori privi di
Autorità (ad esempio, i trasporti), e previsto il coordinamento statale
della regolazione dei servizi pubblici erogati da Regioni e Comuni: può
provvedervi un’Autorità nazionale, espressione congiunta dello Stato,
delle Regioni e dei Comuni.
4. Nel settore dei servizi bancari vanno conseguiti la riduzione dei costi
dei servizi offerti, la trasparenza e la semplificazione dei contratti, la
diffusione degli strumenti di pagamento elettronici, il miglioramento
delle opportunità di finanziamento di famiglie e imprese, attraverso
l’introduzione di forme di autoregolamentazione del settore e intese tra
Governo, associazioni di rappresentanza e parti sociali interessate.
b) Servizi pubblici di qualità, a prezzi più bassi
La qualità e l’efficienza dei servizi pubblici rappresentano una variabile
fondamentale per la qualità della vita di una collettività (anche ai fini
della tutela effettiva degli strati più deboli della popolazione) e per la
competitività del sistema economico. L’obiettivo è la garanzia universale
dei servizi pubblici al massimo livello di qualità, al minimo costo di
produzione e con la più ampia trasparenza dei meccanismi di determinazione
delle tariffe.
Per garantire la qualità e l’universalità di questi “servizi di interesse
generale”, il “pubblico” deve definire, a livello nazionale, gli standard
minimi di qualità, associati a controlli rigorosi e a sanzioni incisive.
Nei controlli sarà necessario coinvolgere a pieno titolo i
cittadini-utenti, con forme sistematiche e trasparenti di raccolta dei
reclami, delle segnalazioni, dei suggerimenti e con la garanzia del
rimborso dei danni subiti a causa del mancato rispetto degli standard
minimi.
Un ulteriore fattore di modernizzazione dei servizi pubblici è costituito
dall'aumento del grado di concorrenza nella loro erogazione. E’
indispensabile che i cittadini/clienti (siano essi famiglie o imprese)
possano godere dei vantaggi derivanti da un mercato nel quale più
operatori competono tra loro sul prezzo e sulla qualità del servizio, al
fine di aggiudicarsi la preferenza dei clienti: la possibilità di
scegliere tra offerte diverse è quindi un presupposto indispensabile. Là
dove questo non sia tecnicamente possibile (ad esempio nella gestione di
reti), il fornitore del servizio, per un tempo predefinito (che consenta
gli investimenti necessari, ma non pregiudichi la possibilità di nuovi,
futuri fornitori) va individuato attraverso gare che siano aggiudicate
sulla base del fondamentale criterio di incrementare i benefici per i
cittadini/clienti, sia attraverso una diminuzione dei prezzi loro
applicati, sia attraverso la previsione di investimenti che garantiscano
la sicurezza del servizio e la diminuzione futura dei costi, incentivando
l’efficienza del processo di fornitura.
c) Professionisti in Società
Anche per valorizzare le capacità dei giovani professionisti, che non
dispongono (ancora) dei capitali necessari ad organizzare studi associati
competitivi, è necessario consentire la costituzione di società di
capitali, secondo gli ordinari modelli societari previsti dal libro V del
Codice civile, aventi per oggetto esclusivo l’esercizio della professione
o di più professioni (società multiprofessionali)[21].
d) Valorizzare le Associazioni dei consumatori
Per incidere sulle cause strutturali del carovita è necessario combinare
lo strumento della concorrenza (già vigorosamente utilizzato dal Governo
Prodi) con quello della regolazione, incentivando processi di
razionalizzazione e ammodernamento delle infrastrutture logistiche
essenziali. Dovrà essere valorizzata la voce delle associazioni "consumeristiche"
in adeguate forme di coordinamento che ne superino l'attuale
frammentazione.
10. SUD E
MEDITERRANEO: puntare tutto sulle infrastrutture materiali
e immateriali e sul miglioramento della qualità dei servizi pubblici
Per far ripartire il Sud e renderlo una opportunità-Paese bisogna
ricordare, innanzitutto, che dove sta bene un cittadino sta bene
un’impresa. Ciò significa riduzione degli incentivi finanziari a vantaggio
degli investimenti sul capitale sociale e, in particolare, significa dare
rilevanza strategica agli obiettivi di servizio, finanziando con adeguate
premialità target misurabili in campi come acqua, istruzione di base,
servizi di cura per infanzia e anziani, così da restituire una
cittadinanza piena agli individui attraverso l’acquisizione di diritti e
mettere le basi per creare un contesto favorevole allo sviluppo economico.
Lo stesso vale per il tema della sicurezza, sulla quale è giusto
convogliare consistenti risorse della politica regionale, nazionale e
comunitaria.
Occorre una drastica revisione dei programmi, e un altrettanto drastico
accentramento delle risorse su pochi obiettivi, quantificabili e
controllabili. Il nostro obiettivo è quello di portare entro il 2013 la
rete delle infrastrutture e dei servizi per i cittadini, le imprese e le
istituzioni del Mezzogiorno a dimezzare il gap accumulato rispetto al
Centro-Nord. Si tratta, in primo luogo, delle infrastrutture della
mobilità: strade, ferrovie, porti, aeroporti e autostrade del mare. Almeno
il 50% delle risorse comunitarie sarà impegnato su questi progetti. E poi,
servizi pubblici essenziali, per i quali vanno stabiliti
obiettivi-standard: dal servizio idrico all’ambiente, dall’energia alla
scuola, dalla giustizia alle università. Per realizzare questa strategia -
spendere i fondi comunitari sulle effettive priorità e spenderli con un
sistema di valutazione e di premialità basato sulla qualità dei servizi e
non più sulla velocità della spesa - è indispensabile rafforzare il ruolo
di coordinamento e di indirizzo del Governo nazionale. Le Regioni del
Mezzogiorno non devono essere lasciate sole, ma non devono neppure
rifiutare un aiuto, sempre più necessario, per migliorare la qualità, la
competenza e la verificabilità dei risultati dell’intervento pubblico, in
aree e in contesti in cui le istituzioni e la legalità vanno protette e
salvaguardate come il primo bene pubblico.
11. LA
DEMOCRAZIA GOVERNANTE
a) Valorizzare la sovranità popolare
Le scelte di riforma devono essere condivise dalle principali forze
politiche, per resistere alle possibili alternanze di governo[22]. Per
questo, ferme restando queste finalità, siamo disponibili alle più ampie
convergenze sia rispetto ai mezzi più efficaci, sia alle procedure più
condivise.
La democrazia governante richiede anzitutto il pieno esercizio della
sovranità popolare. E’ inaccettabile ritenere gli elettori italiani, solo
sul piano nazionale, dei minorenni incapaci di scelte chiare e dirette.
Per questo, anche per rispondere tempestivamente e responsabilmente ai
referendum elettorali, appare necessaria la scelta diretta di soli 470
deputati in collegi uninominali maggioritari a doppio turno. Un sistema di
primarie regolate per legge garantirebbe apertura democratica nella scelta
dei candidati; per i deputati che si presentano con lo stesso simbolo va
previsto - in attuazione dell'art. 51 della Costituzione - il vincolo di
presentare metà candidati uomini e metà donne. Quel sistema elettorale ben
si presterebbe a stabilizzare un bipolarismo fondato su grandi partiti a
vocazione maggioritaria, quale si va configurando già in questa elezione,
a partire dalle scelte unilaterali fatte dal PD. Il PD è disponibile anche
ad esaminare ipotesi di sistemi elettorali diversi, a condizione che
possano corrispondere alla medesima finalità. Quanto alla forma di
governo, si tratta di verificare quale tra i modelli delle grandi
democrazie contemporanee possa incontrare il maggiore consenso. In ogni
caso, qualora si convenisse di muoversi nel solco dell'attuale assetto
parlamentare, il Presidente del Consiglio, nominato dal Capo dello Stato
sulla base dei risultati della Camera, dovrebbe ricevere da solo la
fiducia esclusivamente dalla Camera, dovrebbe poter richiedere al Capo
dello Stato la revoca dei ministri; e i disegni di legge approvati dal
Governo dovrebbero essere votati entro una data certa, comunque non oltre
due mesi. La legge Finanziaria, finalmente ricondotta al suo contenuto
proprio, sarebbe votata nel testo predisposto dalla Commissione Bilancio.
Le leggi, tranne quelle costituzionali, di revisione costituzionale e
quelle che ordinano i rapporti tra centro e periferia, dovrebbero - in
caso di conflitto persistente - essere approvate dalla sola Camera.
Un Governo di un Paese moderno, integrato in Europa e con forte
articolazione periferica dei poteri, non ha bisogno di più di 12
Ministeri. L'Esecutivo nel suo complesso, compresi i Ministri, deve essere
composto da non più di 60 persone, un numero più che ragionevole per
assicurare efficienza interna e un rapporto costante col Parlamento.
Questi limiti vanno inseriti in Costituzione, per evitare che possano
essere aggirati con leggi ordinarie, come avvenuto in passato. Vanno,
infine, eliminati i privilegi insiti nel trattamento previdenziale dei
parlamentari, uniformando il metodo di calcolo dei vitalizi a quello
previsto per la generalità dei lavoratori.
Nella riforma dei sistemi elettorali, si deve prevedere il diritto di voto
ai 16enni nelle elezioni amministrative, per spostare l’attenzione sui
temi dei giovani.
Il Senato rinnovato di 100 membri scelti dalle autonomie regionali e
locali è la sede della collaborazione tra lo Stato e tali autonomie.
L’opportuna revisione dell’elenco di materie del Titolo V con una clausola
di supremazia, trasversale alle materie, per il livello federale, col
consenso del Senato, consentirebbe di superare la conflittualità
permanente.
Il PD, riconoscendo le peculiari esigenze che trovano espressione nelle
Regioni a statuto speciale, promuove la collaborazione e l'intesa dello
Stato con le stesse.
b) Un quadro di contrappesi e pluralismo di poteri
La democrazia governante richiede seri contrappesi: una serie di scelte
non devono essere effettuate dalla sola maggioranza di Governo. La
regolarità delle elezioni di deputati e senatori deve essere decisa dalla
Corte costituzionale; la Prima Parte della Costituzione deve essere
revisionabile solo a maggioranza di due terzi e tale quorum di consensi va
richiesto anche per l’elezione parlamentare di organi indipendenti; vanno
introdotti il referendum propositivo, nel caso in cui una proposta di
legge di iniziativa popolare con un milione di firme sia ignorata dal
Parlamento per un biennio, e norme rigorose contro tutti i conflitti di
interesse e il cumulo di cariche pubbliche; il quorum di partecipazione
per la validità dei referendum va ricondotto alla metà più uno dei
partecipanti politicamente attivi, quelli che hanno votato alle precedenti
elezioni politiche; alla Camera va previsto un significativo Statuto
dell’Opposizione, a cominciare dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta,
che devono essere decise su richiesta di un quarto dei deputati.
c) Diritti e doveri più chiari, se le leggi sono poche e chiare
Le leggi in vigore vanno rispettate ed attuate, anche attraverso la
sistematica verifica parlamentare dei risultati raggiunti da ognuna di
esse. Ma le leggi devono essere poche e chiare.
Una o più commissioni tecniche ad hoc devono essere insediate nei primi
due mesi di governo, con l'incarico di procedere alla redazione di testi
unici di settore[23], da adottare successivamente per legge, con
l'abrogazione esplicita di tutte le disposizioni contrastanti o superflue.
Deve poi prendere avvio una vasta operazione di delegificazione,
individuando per legge principi e criteri direttivi e rinviando discipline
di dettaglio a fonti normative di rango secondario. I soggetti titolati ad
emanare tali norme secondarie dovrebbero esercitare la propria potestà
normativa entro un termine preciso, scaduto il quale si attiva una
competenza surrogatoria.
d) Contro le nomine clientelari
Per ogni nomina[24], devono essere predeterminati e resi pubblici criteri
di scelta fondati sulle competenze; attivate procedure di sollecitazione
pubblica delle candidature; organizzate pubbliche audizioni dei candidati
e, infine, pubblicati lo stato e gli esiti delle procedure di selezione.
Il PD non può disporre per altri partiti. Ma per se stesso, sia attraverso
il codice etico, sia attraverso norme statutarie relative ai comportamenti
di suoi iscritti eletti nelle istituzioni, il PD stabilisce indicazioni
rigorose sulla qualità delle nomine.
La normativa introdotta nel 1990 sulla ineleggibilità e la sospensione
degli eletti condannati per reati gravissimi, come quelli connessi alla
mafia, alle varie forme di criminalità organizzata, corruzione,
concussione e così via - oggi limitata a Regioni e Enti locali - va estesa
senza indugio anche ai parlamentari.
e) La risorsa degli italiani all'estero
L'Italia può riconquistare una posizione di eccellenza nell'economia
globale se utilizza pienamente una risorsa troppo a lungo trascurata: gli
italiani residenti all'estero.
1. Informazione circolare - dall'Italia agli italiani all'estero e tra
questi ultimi, e viceversa - sulla cultura italiana e le esperienze della
nostra comunità all'estero, utilizzando anzitutto il servizio pubblico
radio televisivo italiano, anche rimuovendo i programmi criptati.
2. Promozione della lingua e della cultura italiana, con la riforma - già
promossa dai Parlamentari eletti all'estero - delle leggi e dei relativi
Regolamenti. Essenziale, a questo scopo, la riforma dei Comites (Comitati
degli Italiani all'Estero) e del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani
all'Estero).
3. Legge per il riacquisto della cittadinanza.
4. Riorganizzazione dei Consolati, utilizzando le professionalità degli
italiani all'estero nei servizi consolari, nell’informazione, nelle
attività di promozione della lingua, della cultura e del Made in Italy, e
valorizzando le Associazioni a scopo non lucrativo degli italiani
residenti all'estero, i servizi dei Patronati.
5. Diversa regolazione della imposizione fiscale e tariffaria (ICI, TARSU)
sulle abitazioni di proprietà in Italia degli italiani residenti per quasi
tutto l'anno all'estero e piena attuazione della Finanziaria 2008, in tema
di assegno di solidarietà.
6. Valorizzazione delle eccellenze italiane nel mondo. Sostegno di scambi
di esperienze e progetti tra Università italiane e straniere, con il
coinvolgimento di professionalità italiane operanti all'estero.
12. OLTRE IL
DUOPOLIO, LA TV DELL'ERA DIGITALE
L'Italia deve poter entrare nell'era della TV digitale con più libertà,
più concorrenza, più qualità.
1. Il superamento del duopolio è oggi reso possibile dall'aumento di
capacità trasmissiva garantito dalla TV digitale. Per andare oltre il
duopolio occorre correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse
economiche, accrescendo così il grado di pluralismo e di libertà del
sistema.
2. Negli anni che ci separano dal passaggio al digitale (2012)
ricondurremo il regime di assegnazione delle frequenze ai principi della
normativa europea e della giurisprudenza della Corte costituzionale. I
criteri di proporzionalità, non discriminazione, trasparenza e apertura a
nuovi entranti che sono stati adottati per la transizione in Sardegna
saranno alla base della transizione nazionale, nel rispetto delle
direttive europee, delle sentenze della Corte Costituzionale e delle norme
antitrust.
3. Subito, nuove regole per il governo della RAI. Una Fondazione titolare
delle azioni, che ridefinisce la missione del servizio pubblico nell'epoca
della multimedialità e delle multipiattaforme, nomina un amministratore
unico del servizio pubblico responsabile della gestione.
4. I contenuti distribuiti dalle reti televisive attivano - per la loro
produzione - un’importante filiera industriale, con punte di eccellenza
artistica, culturale, tecnologica. Non sempre, però, i rapporti fra
distribuzione e produzione sono equilibrati. Il regime duopolistico ha
fortemente rafforzato la posizione contrattuale delle televisioni nei
confronti dei produttori di contenuti. La nostra proposta è di destinare -
come accade in altri Paesi del mondo - una quota del 2% dell’intero
fatturato pubblicitario delle reti televisive al finanziamento di
produzioni di qualità, che abbiano un valore culturale e artistico. Si
tratta, in sostanza, di far vita ad un Fondo, pari a circa 100 milioni di
euro, da destinare al finanziamento di produzioni audiovisive,
cinematografiche, teatrali e musicali.
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